Ovvero: Pararsi un po' il cul* in questo pazzo pazzo mondo di carte filigranate, iperfinanza globalizzata e picco delle risorse

lunedì 24 luglio 2017

Foa: Cara Boldrini, giù le mani dalla nostra libertà. A seminare odio è lei, non noi.

Se non l’avete ancora letto, consiglio un eccellente Foa:


L’ispiratrice del MinCulPop 2.0, Frau Blucher
Marcello Foa Blog - Cara Boldrini, giù le mani dalla nostra libertà. A seminare odio è lei, non noi.

(...) La Boldrini ci ha già provato cavalcando strumentalmente la polemica sulle Fake news. Ora che la fine della legislatura si avvicina e con essa la fine, mai tanto auspicata, del suo mandato di presidente della Camera. Sa di non avere più tempo e per questo invoca la censura. E lo fa furbescamente.
 
Quando “esige l’autoregolazione delle piattaforme al fine di rimuovere l’hate speech online” e invita a “stabilire la responsabilità giuridica sociale dei provider e delle piattaforme di social e a obbligarli a rimuovere con la massima tempestività i contenuti segnalati come lesivi da parte degli utenti“, intende togliere di mezzo i commentatori scomodi demandando a un ente astratto “gli utenti” il compito di giudicare chi semina odio e chi no. 
Quando propone di “sostenere e promuovere blog e attivisti no hate o testate che promuovono una contronarrazione” compie un’operazione orwelliana, perché si arroga il diritto di stabilire chi detenga la Verità, negando uno degli elementi costitutivi della democrazia: il confronto delle idee. 
Ma si supera quando sostiene “l’istituzione di un giurì che garantisca la correttezza dell’informazione”. Ma sì un miniculpop, il Ministero della Censura, che impedirebbe a voi, cari lettori, di leggere questo blog, o goofynomics di Alberto Bagnai o i tweet di Vladimiro Giacchè o i siti che a destra e a sinistra difendono il diritto a un’interpretazione diversa dalla realtà. 
Questi sono propositi inaccettabili in democrazia e fonte di rabbia e di diffidenza. Nei suoi confronti, cara presidente Boldrini. Perché, a ben vedere, la vera propagatrice d’odio è lei. Non noi.

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Palombi:




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