Ovvero: Pararsi un po' il cul* in questo pazzo pazzo mondo di carte filigranate, iperfinanza globalizzata e picco delle risorse

domenica 30 aprile 2017

Basso: Sul ruolo di Confindustria nell'ascesa del Fascismo

Barra Caracciolo riporta parti della ricostruzione storico-economica dell’avvento del fascismo di Lelio Basso. Come la Confindustria fu essenziale per la presa del potere da parte di Mussolini e come il romagnolo la servi sempre fedelmente:

Orizzonte48 - CAPITALISMO & FASCISMO: TRA LA MARCIA SU ROMA, IL SUD AMERICA E LA GLOBALIZZAZIONE IRENICA

“… non avrebbe vinto il fascismo se non ci fosse stato, in ultimo, un ulteriore intervento delle forze sociali, in suo aiuto, e fu la Confindustria l’elemento decisivo che determinò la vittoria del fascismo.
 
Fu che a un certo momento questo fenomeno, che prima era il fenomeno dei grandi agrari della Valle Padana, diventò anche il fenomeno, il movimento che interessava i grandi industriali, la grande finanza, il gran capitale. 
Questo accadde … dopo la crisi del ‘21 che fu una crisi conseguente alla guerra, che si verificò in tutti i paesi, ma che ebbe un aspetto più evidente in Italia perché l’Italia, fra i paesi che si consideravano avanzati, era il meno avanzato, industrialmente il meno progredito… 
Ci fu in Italia - e in tutti i paesi - una certa difficoltà nel trasformare le industrie di guerra in industrie di pace. Prendete una fabbrica che ha fabbricato per anni cannoni, munizioni, e dite: “Adesso vi mettete a fabbricare aratri, automobili, camion”. Non è facile questa riconversione dell’industria di guerra in industria di pace. 
In un grande paese industriale la cosa era più facile, in un paese più ricco dove il mercato di consumo interno era più munito di possibilità, il fenomeno era più facile. In un paese più povero... Vi dovete immaginare l’Italia di allora: forse metà almeno della popolazione italiana non comprava niente sul mercato, era fatta di contadini che consumavano i prodotti della loro terra, che si facevano in casa il tessuto e i vestiti, che forse avran comprato qualche strumento di lavoro, una zappa... non so, qualche cosa del genere, ma non c’era un mercato corrispondente all’ampiezza della popolazione. In un paese di questo genere riconvertire l’industria di guerra in industria di pace diventò molto più difficile e creò delle crisi estremamente gravi. 
Le industrie che si erano lanciate nella produzione bellica si erano gonfiate durante la guerra per aumentare (come è normale che avvenga nella industria capitalistica) i propri profitti, si trovarono di colpo a non sapere che cosa vendere. I cannoni non li potevano più vendere e non erano in grado di sostenere la concorrenza straniera per esportare qualche altra cosa. 
Avrebbero avuto bisogno di uno stato che ordinasse locomotive invece che cannoni, vagoni ferroviari, rotaie. Le acciaierie, le industrie siderurgiche, meccaniche, si trovarono in condizioni gravissime. 
E in modo particolare avvenne che due tra le più grandi industrie italiane, la Ansaldo di Genova e l’Ilva di Livorno, si trovarono di colpo ridotte in condizioni di fallimento. La seconda delle grandi banche italiane, la Banca Italiana di Sconto, che era legata alla Ansaldo di Genova, si trovò anch’essa in gravissima crisi perché aveva finanziato questa industria e non era più in grado di rimborsare i capitali. 
E fino ad allora “la borghesia italiana - per usare l’espressione di uno storico della borghesia italiana che non era un uomo di sinistra, anzi fu un fascista, Nello Quirici - "l’industria italiana aveva sempre vissuto nel bagnomaria delle protezioni statali”. 
Come viveva? Viveva perché lo Stato assicurava le commesse. Già allora c’erano gli scandali, (adesso sono molto più numerosi, quasi normali gli scandali delle forniture alle stato). Ci fu soprattutto lo scandalo delle acciaierie di Terni: risultò che il Ministro della Marina era in combutta con le acciaierie Terni per ordinare le corazze delle navi…

Ma allora lo Stato si trovò tra i piedi questa situazione di crisi grave, con grandi industrie che stavano crollando, la seconda delle grandi Banche - la prima era la Banca Commerciale Italiana - che stava crollando, e che chiedevano allo Stato di intervenire con enormi somme per aiutarle. Il vecchio liberalismo italiano non concepiva questa funzione dello Stato. (Oggi il capitalismo non vive senza il continuo intervento dello Stato in suo aiuto, ma allora non esisteva questa forma).
 
Giolitti rifiutò questo aiuto, come aveva rifiutato di intervenire quando gli operai nel ‘20 avevano occupato le fabbriche. Anche allora gli industriali avevano chiesto allo Stato di intervenire con la polizia per scacciare gli operai dalle fabbriche, e Giolitti aveva dato la risposta del buon senso, aveva detto: “Ma guardate che finché gli operai stanno nelle fabbriche non fanno la rivoluzione, la rivoluzione si fa quando si esce dalle fabbriche, quando ci si chiude nelle fabbriche non si fa nessuna rivoluzione, lasciateli stare, un certo giorno se ne andranno”. E così fu. L’occupazione delle fabbriche si sgonfiò da sé, però anche questo per gli industriali è stato un affronto, è stato un affronto alla santità della proprietà, la cosa più sacra che esista per il borghese, per il capitalista, la proprietà privata. 
Che gli operai avessero occupato le fabbriche nel ‘20 era già stato un affronto, ma che lo Stato nel ‘21, quando ci fu la crisi, rifiutasse di intervenire, tirar fuori quattrini, darli alle banche, alle industrie, questo fu un elemento decisivo. 
LA CONFINDUSTRIA… 
Fu a questo punto, verso la fine del ‘21, che si costituì la Confindustria: la confederazione degli industriali, che non esisteva ancora in Italia. Essa decise che il modo di uscire da questa situazione era che la Confindustria stessa, si impadronisse dello Stato e potesse governare, direttamente o per interposta persona obbediente, lo Stato. 
...E IL FASCISMO DI MUSSOLINI 
E pensò che il fascismo di Mussolini potesse essere l’occasione buona. Le vostre generazioni, e in fondo anche noi, siamo abituati a pensare al Mussolini dittatore per vent’anni, ma allora Mussolini era un giornalistucolo ex-socialista che aveva inventato da poco questo fascismo, non era un personaggio. Era un personaggio che si era venduto alla Francia per diventare interventista, un personaggio che si comprava e che si pagava. Gli industriali si illusero, ma in realtà non si illusero veramente perché Mussolini, a parte alcune apparenze, servì gli industriali italiani come volevano, anche se ne mandò di quando in quando qualcuno al confini per dimostrare che il padrone era lui: ma la classe degli industriali la servì sempre. 
Gli industriali pensarono che se avessero appoggiato il fascismo e lo avessero mandato alla conquista dello Stato, avrebbero avuto finalmente a capo del Governo non un liberale di antico stampo come il Giolitti, che credeva in una certa funzione delle Stato, in certi diritti dello Stato, che non credeva che lo Stato dovesse obbedire al primo Agnelli che arrivava a dargli un ordine, ma un servitore obbediente. Come praticamente ebbero nel fascismo. 
È quando la Confindustria si decise a gettare il peso della sua forza economica, sociale, la sua stampa, i suoi giornali, a passare dalla parte del fascismo, è da allora, dalla fine del ‘21, che il fascismo vince definitivamente la sua battaglia. Prenderà il potere poi nell’Ottobre del ‘22. Ma l’elemento che decide la vittoria del fascismo è il passaggio della Confindustria da quella parte.

Infatti, Mussolini, quando arrivò al potere, fece immediatamente una serie di provvedimenti legislativi a vantaggio del grande capitale italiano.

(...) Il fascismo creò l’IRI. Di fronte alla grande crisi del ‘29, quando minacciavano di crollare tutte le industrie italiane, l’Istituto della Ricostruzione Industriale, fu una specie di ospedale delle industrie, per risanarle, per aiutarle.
 
Oggi tutti sanno che l’economia americana non vivrebbe più di sei mesi se non ci fosse questa simbiosi tra lo Stato e l’economia.
Il fascismo italiano in questo senso fu un anticipatore, perché l’Italia era un paese a economia più debole e quindi questo aiuto era più necessario. Allora fu necessario perché c’era una crisi e lo stesso fenomeno si ripeté in Germania dopo la grande crisi del ‘29-31.

(...) Se voi andate a vedere e a studiare le origini del nazismo, vedete fenomeni analoghi, vedete ad un certo momento la confederazione degli industriali tedeschi decisi ad appoggiare Hitler, che sono allora i Krupp, ci sono gli Hintless, tutti grandi industriali della Germania che danno a Hitler i mezzi per armare le squadre, per fare quello che fece il fascismo italiano. Hitler fece tutto in scala molto più larga” (...)

Ora, chi sono i servitori del grande capitale, della grande industria e della grande finanza di oggi? I Salvini e le LePen o piuttosto i vari Renzie e i vari Macron?

Le cose sono cambiate molto da allora, oggi Il Verbo esige la globalizzazione - si fanno molti piu’ soldi cosi’ - e quindi i nazionalismi degli anni ’30 sono piu’ che mai fuori luogo, oggi il grande capitale pretende di poter frullare avanti e indietro da un angolo del mondo all'altro senza “lacci e lacciuoli”, chissenfrega se nel farlo crea bolle e distrugge popoli interi.. il “fascismo” del XXI secolo e’ globalizzazione, e’ no-borders, e’ popoli che si muovo liberamente da un angolo all’altro del pianeta, a distruggere meglio il mercato del lavoro in Europa per esempio.. il “fascismo” di oggi ama LGBT, e’ viva-immigrazione, e’ “antifa” (!), ama poter distruggere i tessuti sociali di paesi interi per come si sono sviluppati e creati in secoli se non millenni, distruggere il concetto di famiglia (due single consumano piu’ di una coppia) ... 

Chi sono i paladini della difesa di regole commerciali pro-multinazionali (TIPP, CETA) elaborati fra lobbies e burocrati quasi sempre neanche eletti in camere a parte chiuse? Chi sono i difensori delle banche? Chi sono quelli che hanno distrutto i diritti dei lavoratori? Chi e’ che lavorato per decenni a vendere e svendere tutto cio’ che era statale (manco fossero i veri adepti della “scuola austriaca”)? LePen e Salvini? O piuttosto i vari Prodi, Napolitano, D’Alema, Amato, Draghi, Ciampi, Andratta, Monti, Renzie .. i vari Macron, Hollande, Blair, Reagan, Bush, Clinton ... ? Chi sono i veri fascisti del XXI secolo?

Io direi che sarebbe anche ora di svegliarsi, santo cielo, dopo decenni di questo ormai siamo veramente oltre tempo massimo per attivare il cervello e fare sto cazzo di 2+2.




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