Ovvero: Pararsi un po' il cul* in questo pazzo pazzo mondo di carte filigranate, iperfinanza globalizzata e picco delle risorse

domenica 19 febbraio 2017

Blondet: Anche l’India costringe Apple a produrre in loco (Noi, no)

Sempre della serie "i merdia si son dimenticati di raccontartele queste cosucce". Libero mercato! Concorrenza! (licenziamenti, disoccupazione, miseria..) dicono tutti insieme montiani, piddini e forzaitalioti da tanti, troppi anni, tessendo le lodi e le magnifiche sorti e progressive... e poi, ora e' tutto un "L'autarchia di Trump! Pazzo retrogrado, non sa che Non C'e' Alternativa?", o "Seee, dai, facciamo come ai tempi di Mussolini, hahaha", e simili ... 

Si scordano pero', sempre, alcuni "dettagli" nelle loro immaginifiche narrazioni.

Blondet & Friends - Anche l’India costringe Apple a produrre in loco (Noi, no).
(...) Noi, ultimi scemi del villaggio globale 
L’Unione Europea è rimasta la sola a mantenere a suo danno il libero-scambio dogmatico, inflessibile idiota del villaggio globale, facendosi invadere da produzioni industriali, magari inventati qui, o dove eravamo leader di mercato. Così ad esempio, nel 2009, l’Europa aveva il 20% del mercato mondiale dei pannelli solari; tre anni dopo la Cina ha conquistato il 70% di tale mercato, vendendo anche in Europa, grazie ad un dumping sfacciato dei prezzi. Finalmente, nel giugno 2013, la Commissione europea impone su tali prodotti importati dalla Cina un dazio dell’11,8%: troppo tardi ormai, la filiera produttiva europea era scomparsa, importiamo dalla Cina il prodotto – ovviamente, una volta raggiunta la posizione dominante e di semi-monopolista, la Cina ha aumentato i prezzi. 
Anni prima già i cinesi avevano adottato la stessa strategia con le terre rare: anche se la Cina è il paese che dispone del 35% delle riserve di queste costose materie prime, una dozzina d’anni fa l’estrazione era molto meno concentrata, esistevano altri giacimenti nel mondo. Pechino, a fine anni ’90, ha abbattuto i prezzi distruggendo i concorrenti esteri, per poi rialzarli riducendo artificialmente la produzione. Anzi, ha ridotto anche l’esportazione delle terre rare, obbligando in tal modo le industrie (elettronica) che ne hanno bisogno, di impiantarsi sul suo territorio. 
http://www.lemonde.fr/planete/article/2012/03/14/pourquoi-la-chine-restreint-ses-exportations-de-terres-rares_1667656_3244.html 
Ecco uno dei motivi per cui il 90 per cento dei cellulari venduti nel mondo sono fabbricati in Cina, e noi ne abbiamo perso il know-how , e forse – almeno così afferma Apple – non si potranno rimpatriare le produzioni degli IPhone perché in Usa non ci sono abbastanza lavoratori così altamente specializzati come quelli che occupa la Foxconn (50 mila dipendenti, altri 60 mila li ha recentemente sostituiti da robot). 
Parimenti, l’Europa ha spalancato il nostro mercato ai pneumatici cinesi, laddove gli Stati Uniti ne hanno vietato l’import, sì che oggi i pneumatici cinesi costituiscono il 40% del mercato di sostituzione. 
Sull’acciaio, stessa dogmatica apertura. 
Il nostro asservimento ai comandamenti del globalismo senza freni è giunto a questo: che l’europea Airbus, per vendere aerei in Usa e Cina, ha accettato di impiantare fabbriche in loco: per gli Usa in Alabama, da dove escono 4 Airbus al mese per il mercato americano, la ditta europea ha investito mezzo miliardo di dollari e dà lavoro a 5 mila americani. Si prega notare che alla concorrente Boeing la UE non ha mai nemmeno osato imporre condizioni del genere, e la Casa americana è libera di occupare il mercato europeo. 
http://www.lemonde.fr/economie/article/2015/09/14/airbus-implante-son-premier-site-d-assemblage-aux-etats-unis_4756148_3234.html 
Eppure potremmo mettere condizioni a chi vuole entrare nel nostro mercato: siamo un appetibile mercato di mezzo milione di abitanti con un alto potere d’acquisto; o meglio che lo aveva, ed ora ne ha molto meno, perché ha perso milioni di posti di lavoro, e quel che è peggio, di fabbriche e conoscenze tecniche per produzioni avanzate. 
Non è stata solo la recessione mondiale del 2008 la causa della colossale perdita di lavori e di industrie, ma anche l’applicazione dissennata dei comandamenti liberoscambisti che gli altri, i concorrenti, non hanno mai applicato (come la Cina) o applicato in modo selettivo (Usa). (...) 

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Ma noi, mi raccomando, sempre a discutere per ore ed ore, settimane e mesi, solo di cazzate, come per esempio, ora, se il PD si divide o meno.. ma ciccibelli, ma cosa piffero cambia? Che, hanno politiche diverse i bersaniani-d'alemiani dai renziani? A me pare di no. Europa, euro? identici. Immigrazione? identici. Diritti (sigh) dei lavoratori? identici. Globalizzazione e liberismo? Identici. E allora? Ma di che belin stiamo parlando? di chi comanda nel PD, punto, lotta per le poltrone. O no? No, vi prego, spiegatemi perche' dovrebbe agitarmi tanto se il PD si divide o no. Al massimo per qualche ragione legata alla legge elettorale, o per ingannare ancora i sinistrati che "un altro PD e' possibile" e ciucciargli ancora una volta il voto ..

Piuttosto, mi domando com'e' che invece di dividersi non fanno un partito unico col Banana visto che ormai sono anni (se non decadi, vedere alla voce inciucio) che governano assieme e con praticamente identici intenti (magari uno cerca di favorire di piu' Mediaset e gli altri le Coop e MPS).

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