Ovvero: Pararsi un po' il cul* in questo pazzo pazzo mondo di carte filigranate, iperfinanza globalizzata e picco delle risorse

sabato 29 ottobre 2016

Smith: L'agenda nera che si cela dietro la globalizzazione e le frontiere aperte

Brandon Smith, ripreso da ZF e tradotto da Voci dall'Estero - L'agenda nera che si cela dietro la globalizzazione e le frontiere aperte

(...) E’ ormai ben noto da tempo e documentato da decenni che la spinta alla globalizzazione è un tentativo mirato e intenzionale da parte di una selezionata élite; finanzieri internazionali, banchieri centrali, leader politici e molti membri di think tank esclusivi. Spesso nelle loro pubblicazioni ammettono apertamente il loro obiettivo di globalizzazione totale, forse nella convinzione che le persone semplici e non istruite in ogni caso non le leggeranno mai. Carroll Quigley, mentore di Bill Clinton e membro del Consiglio per le Relazioni Estere, viene spesso citato per le sue ammissioni sullo schema generale:

“I poteri del capitalismo finanziario avevano un obiettivo di ampia portata, niente di meno che creare un sistema mondiale di controllo finanziario in mani private, in grado di dominare il sistema politico di ciascun paese e l’economia del mondo intero. Tale sistema doveva essere controllato in maniera feudale dalle banche centrali del mondo, che avrebbero agito di concerto, con accordi segreti presi in occasione dei loro frequenti incontri e conferenze. Il vertice del sistema doveva essere la Banca dei Regolamenti Internazionali [BIS in acronimo inglese. QUI un elenco del management attuale e di quello storico. La banca BIS fu fondata nel 1930 Er] a Basilea, in Svizzera; una banca privata posseduta e controllata dalle banche centrali mondiali che sono esse stesse imprese private. Ciascuna banca centrale cercava di dominare il governo del proprio paese grazie alla capacità di controllare i prestiti del Tesoro, di manipolare gli scambi con l’estero, di influire sull’attività economica del paese e influenzare i politici disposti a collaborare, ricompensandoli poi economicamente nel mondo degli affari.” Carroll Quigley, Tragedy And Hope.

(Si pensi alle classiche e sempre più comuni “porte girevoli” tra politica e grandi banche d’affari, NdVdE).

Le persone che stanno dietro all’obiettivo di imporre la globalizzazione, sono legate da una particolare ideologia, quasi un culto religioso, in cui immaginano un ordine mondiale come viene descritto nella Repubblica di Platone. Credono di essere stati “prescelti” – dal fato, dal destino o dalla genetica – per dominarci tutti come dei re-filosofi. Pensano di essere quanto di più intelligente e capace l’umanità abbia da offrire e di poter creare dal nulla, con poteri semi-divini, il caos e l’ordine, e così poter plasmare la società a loro piacimento.

Questa mentalità appare evidente nei sistemi che costruiscono e sfruttano. Per esempio, la gestione delle banche centrali non è altro che un meccanismo per intrappolare le nazioni in debiti, svalutazioni valutarie e, in ultima analisi, schiavitù, attraverso l’estorsione economica diffusa. L’obiettivo ultimo delle banche centrali (andrebbe aggiunto “indipendenti” NdVdE) è, credo, scatenare delle crisi finanziarie di portata storica, che possono poi essere usate dalle élite come leva per promuovere la completa centralizzazione globale come unica soluzione possibile.

Questo processo di destabilizzazione delle economie e delle società non viene controllato dai presidenti delle varie banche centrali. In verità è controllato da istituzioni globali ancor più centralizzate come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca dei Regolamenti Internazionali, come viene spiegato in interessanti articoli “mainstream” come Ruling The World Of Money, pubblicato da Harpers Magazine.

Dalle parole dei globalisti possiamo dedurre anche che la campagna per un “nuovo ordine globale” non è intesa come un progetto di tipo assistenziale.

“… quando la battaglia sembra portare decisamente verso una nuova democrazia sociale globale, ci potranno essere ancora grandi ritardi e delusioni prima che essa diventi un sistema efficiente e benefico per il mondo. Innumerevoli persone… odieranno il nuovo ordine mondiale… e moriranno protestando contro di esso. Quando cerchiamo di valutare i suoi benefici (del nuovo ordine mondiale NdVdE) dobbiamo mettere in conto circa una generazione di malcontenti, molti dei quali saranno persone buone e di valore.”– HG Welles, socialdemocratico e autore del Nuovo Ordine Mondiale

“In breve, la “casa dell’ordine mondiale” dovrà essere costruita dal basso verso l’alto anziché dall’alto verso il basso. Sembrerà una grande “rumorosa, esplosiva confusione” (booming, buzzing confusion) per usare la famosa descrizione della realtà di William James, ma alla fine un lento assedio della sovranità nazionale, che la eroda pezzo per pezzo, risulterà più efficace del vecchio sistema dell’assalto frontale” – Richard Gardner, membro della Commissione Trilaterale, pubblicato nell’aprile 1974 su Issue of Foreign Affairs

“Il Nuovo Ordine Mondiale non può realizzarsi senza la partecipazione degli Stati Uniti, visto che siamo il suo membro più importante. Certo, ci sarà un Nuovo Ordine Mondiale, e imporrà agli Stati Uniti di cambiare le proprie percezioni” – Henry Kissinger, World Action Council, 19 apriel 1994

Potrei continuare a citare i globalisti all’infinito, ma penso che vi siate fatti un’idea. Mentre alcuni considerano la globalizzazione una “evoluzione naturale” del libero mercato o l’inevitabile sbocco del progresso economico, la verità è che la spiegazione più semplice (alla luce delle evidenze disponibili) è che la globalizzazione è una guerra aperta condotta contro l’ideale dei popoli sovrani e delle nazioni. E’ una guerriglia, o una guerra di quarta generazione, intrapresa da un piccolo gruppo di élite contro tutti gli altri.

Un elemento significativo di questa guerra riguarda la natura dei confini. I confini delle nazioni, degli stati (...) 



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