Ovvero: Pararsi un po' il cul* in questo pazzo pazzo mondo di carte filigranate, iperfinanza globalizzata e picco delle risorse

lunedì 17 ottobre 2016

Il Pedante: Gombloddoh


Bello anche questo post de Il Pedante, che fa pelo e contropelo ai cosidetti esperti, questa volta un tal Cobellini, o Corbellerini, non ricordo, sul Sole 24 Ore (che non e' mica il giornale di una parte - confindustria - coi suoi interessi .. che non e' detto che coincidano coi tuoi) che giorni fa ha fatto credo un editoriale sui pericoli del complottismo e di quei malati mentali che sono i "complottisti" ....argomentazioni ridicole, superficiali, aprioristiche, dementi.. ma leggete tutto il post del Pedante, che merita. Qui solo la parte finale, che e' uno splendido affresco, un bellissimo ritratto della piddinitas, della piddinitudine: un misto di vigliaccheria, anche intellettuale, paura (paura della paura!), inettitudine e subalternita' quasi ontologica :D

Il Pedante - Gombloddoh
(...) La pratica di dichiarare pazzi gli oppositori politici è comune a molti regimi. Nella Russia sovietica lo psichiatra Andrei Snezhnevsky e i suoi collaboratori ritenevano che il dissenso politico fosse il sintomo di una mai udita "schizofrenia latente" (вялотеку́щая шизофрени́я) che nei casi più "gravi" poteva giustificare l'internamento a vita nei manicomi di stato, come quello famigerato e remoto di Kazan, in Tatarstan, dove trovarono la morte centinaia di nemici del regime. Oggi naturalmente siamo lontani da quegli eccessi, che però covano nella caccia al complottismo, sostituendosi l'insinuazione all'accusa e la squalificazione ad personam alla repressione fisica. 
Il risultato manipolatorio è quello, già descritto su questo blog, della paura della paura.  Il timore che chi presiede i centri di potere politico, finanziario e imprenditoriale possa agire contro l'interesse delle comunità per realizzare i propri particolari e inconfessati interessi, e che lo faccia mentendo per non compromettere il consenso, è un timore da reprimere per non apparire deboli e malati. 
Poi poco importa se alla follia di certe teorie complottiste corrisponda una dimostrata follia di certe azioni del potere in carica, dalle tante guerre presenti e future alle politiche in corso di diseguaglianza, revoca dei diritti e spoliazione della ricchezza diffusa. E se ai sorrisi che può strappare l'idea di una terra piatta o di un governo alieno dell'umanità corrispondano le lacrime di chi perde il lavoro per l'urgenza pelosa di abbattere i confini del mondo. E se all'immaginario deterioramento della salute pubblica per un calo insensibile delle vaccinazioni corrispondano la malattia e la morte certe di migliaia di greci lasciati senza cure per arricchire pochi speculatori e con il pretesto bugiardo della stabilità del continente.

Nel paradigma del complotto le narrazioni alternative sono paranoiche in quanto tali.  Così gli abusi e le menzogne che coprono gli abusi, laddove esistono, si trasformano in complotti non per il macchiavellismo di chi li ordisce, ma per la complicità di chi non li denuncia: per paura di averne paura. 
L'idea di complottismo, come già altre esposte su queste pagine pedanti, integra uno dei tanti volti della tecnocrazia. Perché mortifica le opposizioni dialettiche e quindi la sorveglianza democratica, suggerisce l'idea di un buon governo in quanto governo e di un rigore scientifico garantito da chi ha la forza di reclamarne la titolarità, non dai suoi risultati. In ciò promette ai governati il vanto della salute mentale e di immaginarsi, dopo millenni di lotte tra chi esercita il potere e chi lo subisce, al capolinea della storia, cittadini di un mondo vocato al bene comune dove il sospetto è obsoleto, la paura un peccato.

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