Ovvero: Pararsi un po' il cul* in questo pazzo pazzo mondo di carte filigranate, iperfinanza globalizzata e picco delle risorse

venerdì 1 luglio 2016

Elliott (Guardian via VdE): Il Brexit e' un voto contro la globalizzazione



Voci dall'Estero - LARRY ELLIOTT: IL BREXIT È UN VOTO CONTRO LA GLOBALIZZAZIONE 
Larry Elliott, editor della sezione economia del Guardian, spiega il Brexit come qui lo abbiamo sempre inteso: un rifiuto della globalizzazione, di un modello economico imposto (perché presentato come unico possibile, inevitabile) dalle élite globali negli ultimi tre decenni; un rifiuto espresso prevalentemente dalla classe lavoratrice. Ma questo modello non è senza alternative, dice Elliott: è il frutto di precise scelte politiche prese in passato. Ora stanno crescendo le proteste, e se questo modello non sarà cambiato dai partiti “mainstream”, presto ci penseranno i partiti “populisti”. 
L’era della globalizzazione è iniziata nel momento in cui è caduto il muro di Berlino. Da quel giorno del 1989, la tendenza che già era diventata evidente alla fine degli anni ’70 e durante gli anni ’80 ha improvvisamente accelerato: era il libero movimento dei capitali, delle persone e delle merci, l’economia del trickle-down, la diminuzione del ruolo degli stati nazionali, la convinzione che le forze del mercato, ora liberate dalle loro catene, sarebbero state inarrestabili. (...) 

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Ok, qualcuno ti parlera' , giustamente, della prima, della seconda, della terza globalizzazione... Se ci pensi gia' la Compagnia delle Indie secoli fa era cosi' potente da dettare ai monarchi inglesi e l'Impero su cui non tramontava mai il sole cos'era se non una spinta notevolissima alla globalizzazione? (prodotti tessili inglesi venduti in India. Chi si ricorda come la battaglia di Gandhi fu proprio, anche, a boicottare i prodotti Made in UK?)

... e' una cosa che e' andata storicamente ad ondate successive, ondata e risacca, ondata e risacca... ora e' ritornato il momento della risacca direi. 




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