Ovvero: Pararsi un po' il cul* in questo pazzo pazzo mondo di carte filigranate, iperfinanza globalizzata e picco delle risorse

mercoledì 4 maggio 2016

Simonetta - Decrescita: cosa ci possiamo aspettare esattamente?

Qualcuno c'e' che si rende conto di come sara' difficile e travagliato questo XXI secolo, prima che le cose si stabilizzino forse verso la sua fine o nel XXII .. questo mentre TUTTI continuano a delirare di crescita, piu' crescita, come riprendere a crescere, e cicci' e ciaccia'. Son tutti fuori dal mondo secondo me e mi sa che la storia lo provera' .. tragico. O tragicomico. Ma piu' tragico. Mi vengono in mente i lemmings. Come si puo' anche solo pensare di prepararsi se e' tutta una negazione "ottimistica" della realta'?


Effetto Risorse - Decrescita: cosa ci possiamo aspettare esattamente?

(...) Da dove possiamo partire. Direi che i punti di partenza potrebbero essere i seguenti.

1 – Non abbiamo modelli di decrescita testati, ma sappiamo che il comportamento dei sistemi tende a restare costante fintanto che le condizioni al contorno lo consentono. Quando si superano delle soglie, la medesima struttura produce effetti diversi, talvolta opposti, in ragione della diversa interazione con i sotto-sistemi a monte ed a valle. Per fare un esempio pratico, il credito è un fattore di crescita economica fintanto l’estrazione di risorse è facile e lo stoccaggio dei rifiuti non comporta retroazioni che danneggiano in qualche modo il sistema economico stesso. Viceversa, in un contesto in cui l’estrazione di risorse dall’ambiente diventa difficoltosa; oppure l’inquinamento comincia a produrre “effetti collaterali” consistenti, il credito diventa un efficiente sistema per distruggere la ricchezza accumulata durante la fase di crescita.

Il fatto interessante è che miglioramenti sostanziali nelle tecnologie possono modificare in maniera importante i tempi con cui avviene questa evoluzione, ma non possono in alcun caso modificare il destino finale del sistema. Solo una sostanziale modifica nella struttura interna del medesimo potrebbe farlo.

2 - Sappiamo che la freccia del tempo è irreversibile (perlomeno a scala super-atomica). Dunque la decrescita potrà anche presentare situazioni diciamo “vintage”, ma sarà comunque un fenomeno del tutto sconosciuto e sorprendente. Certamente non sarà il film della crescita girato al contrario poiché tutte le condizioni al contorno sono cambiate irreversibilmente. Per fare un esempio banale, non torneremo a “vivere come i nostri nonni”, come talvolta si sente dire. Rispetto ad un secolo fa c’è il quadruplo della gente, la metà della terra fertile e delle foreste, una minima parte dell’acqua potabile, i principali banchi di pesca sono estinti, eccetera. Non ultimo, nessuno o quasi sa più fare le cose che sapevano fare loro. E se è vero che è possibile imparare, è anche vero che questo richiede tempo.

3 - Da almeno 50.000 anni, l’evoluzione tecnologica ha drasticamente modificato i rapporti fra la nostra specie ed il resto dell’ecosistema. In pratica, abbiamo trovato il modo di superare costantemente i limiti impostici dall’ambiente tramite lo sviluppo di tecnologie più efficienti. Attenzione! Questo è un punto fondamentale. Il fatto che la nostra popolazione continui ad aumentare viene spesso citato come prova che, in realtà, non abbiamo ancora raggiunto i limiti della crescita possibile. Qualcuno ipotizza addirittura che non li raggiungeremo mai perché il progresso tecnologico è un prodotto dell’inventività umana che si suppone inesauribile. Questo ragionamento è però viziato da un errore di fondo. La tecnologia consente infatti di estrarre una percentuale maggiore di risorse a nostro vantaggio, ma ciò provoca un degrado dell’ecosistema. In altre parole, la tecnologia ci consente di strizzare più forte il limone, ma non di aumentare il succo che c’è. Catton chiamava questo fenomeno “Capacità di carico fantasma”.

4 – La crescita economica e quella tecnologica sono due elementi strettamente sinergici che formano una delle retroazioni più forti della nostra storia. Ed entrambe hanno trainato la crescita demografica.

Man mano che la decrescita economica prenderà piede, questa retroazione continuerà presumibilmente a funzionare, ma non sappiamo bene in che modo. Da un lato, infatti, ci dobbiamo aspettare che, riducendosi la ricchezza disponibile, le tecnologie più costose dovranno essere man mano abbandonate per tornare a tecnologie meno sofisticate, ma anche più economiche e robuste. D’altronde, tecnologie meno spinte sono anche meno efficienti nell’estrazione delle risorse che, nel frattempo, si sono degradate e rarefatte. Per fare un solo esempio, il primo pozzo di petrolio fu trivellato a Titusville a circa 19 metri di profondità, utilizzando una trivella estremamente rudimentale. Oggi siamo arrivati a perforare rocce a chilometri di profondità, ma ciò è stato possibile perché l’energia “facile” ci ha messi in condizione di sfruttare quella via via più difficile. Siamo così passati da pozzi profondi decine di metri, ad altri di centinaia ed infine di chilometri senza soluzione di continuità. Ma se la retroazione si interrompesse, ad esempio per una grave crisi economica od una guerra che comporta l’abbandono delle tecnologie d’avanguardia, non saremmo mai in grado di recuperare, semplicemente perché le risorse raggiungibili con tecnologie più semplici non esistono più.

D’altronde, le conoscenze accumulate nella fase ascendente non saranno dimenticate tanto presto. Anche a fronte di crisi estremamente gravi, una parte consistente del patrimonio scientifico e tecnico sopravvivrebbe a lungo. Diciamo che, probabilmente, siamo oggi nella fase di “picco del sapere”, ma la decrescita culturale sarà presumibilmente più graduale di quella economica grazie all’inerzia rappresentata dalle scuole e dai libri. Altri tipi di supporto, in particolare quelli informatici di ultima generazione, rischiano invece di svanire molto rapidamente a fronte di un netto peggioramento nelle condizioni economiche e, dunque, nella disponibilità di energia e nella manutenzione delle reti.

5 – Il processo di decrescita avverrà presumibilmente per catastrofi di diverso ordine e grado. Questo si può arguire dal fatto che tutti gli sforzi dell’umanità sono concentrati nel mantenimento dello status quo e molti dei tecnocrati che se ne occupano sono persone di grandissima professionalità. Questo tende ad irrigidire il sistema che, anziché adattarsi al mutare delle condizioni al contorno, reagisce per restare il più possibile uguale e se stresso. Ciò consente di ritardare la decrescita, ma quando ciò non è più possibile il processo di riequilibrio avviene in maniera rapida e solitamente traumatica. Insomma, la storia dell’elastico che, tirato troppo, si spezza facendo male a chi lo tiene. (...) 

continua QUI


Nessun commento:

Posta un commento