Ovvero: Pararsi un po' il cul* in questo pazzo pazzo mondo di carte filigranate, iperfinanza globalizzata e picco delle risorse

venerdì 26 febbraio 2016

Cardena': "si, ma dell'oro che ne pensa?"

Cardena' si pronuncia sull'oro, e a grandi linee direi che non si puo' proprio non condividere quanto meno la sua posizione sul metallo giallo: 

(...) Quando parlo di diversificazione del patrimonio, in genere, mi riferiscono a quell'articolazione di ricchezza che non si esaurisce esclusivamente attraverso la composizione finanziaria del portafoglio, ma va ben oltre, includendo anche immobili, metalli preziosi e quant'altro in grado di preservare il valore degli investimenti. Quindi anche l'oro. 
Detta in parole più semplici, secondo la mia opinione, un patrimonio, per considerarsi ben diversificato, deve essere costituito da immobili (meglio su diversi paesi, per chi ne ha la possibilità) finanza, metalli preziosi, oggetti di valore e, chiaramente, oro. 
Dato quanto detto, occorrerebbe capirci su cosa si intende per investimento in oro? 
Per me, l'oro, è quello fisico. Cioè quello lucente, che è freddo al tatto, e che fa male se lo si tira in testa a qualcuno. Sopratutto se ne ha molto. 
Tutto ciò che è diverso da quanto appena scritto, non è oro, ma qualcosa di derivato, surrogato o sintetico (non nel senso stretto del termine) del metallo giallo, non in grado (nemmeno lontanamente) di esercitare il fascino (e il valore) che la storia ha attribuito a questo prezioso metallo, fin dalla notte dei tempi. 
L'investimento in oro doverebbe supporre una data sensibilità culturale verso questo asset, e dovrebbe essere acquistato con la filosofia necessaria per poterlo fare. 
Concedetemi il paragone ma, in un certo senso, dovrebbe essere la stessa filosofia con la quale, nell'immaginario collettivo (perlomeno nella cultura italiana), si acquista la prima casa. (...) 

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