Ovvero: Pararsi un po' il cul* in questo pazzo pazzo mondo di carte filigranate, iperfinanza globalizzata e picco delle risorse

lunedì 23 novembre 2015

Tampieri: Il tempo dell'inganno universale


La verità è così preziosa che bisogna proteggerla sempre con una cortina di bugie. 
(Winston Churchill)

Il livello di propaganda che emana dai media in questa grande campagna d'autunno all'insegna della strategia della tensione globale ha ormai superato ogni limite di tolleranza, per non dire di decenza. Credo che oramai questa cosa del "più la bugia è grossa e più la gente la crederà" stia loro sfuggendo di mano. La saggezza popolare, quella che, nella scritta sul muro qui sopra, sfida il nemico fantasmatico a palesarsi nel reale per un virile e decisivo fare a cazzotti, è sempre pronta a vedere la nudità dell'imperatore e ogni volta che appare un nuovo nemico già ex-amico, una nuova compagine terroristica dal nome improbabile, un nuovo babau - anche se non è ancora stato trovato un caratterista all'altezza dell' Osama Bin Laden fatto morire nell'epico finale della serie "Al Qaeda" - è sempre meno disposta a crederci. La grossezza della bugia deve diventare quindi enormità, essa si gonfia fino a che un giorno, inevitabilmente, non potrà che esplodere in faccia a coloro che l'hanno creata ed hanno continuato a gonfiarla a dismisura credendo di poterlo fare all'infinito. 

Si comincia a credere sempre meno alla narrazione di ogni ennesimo attentato anche se non si appartiene alla categoria dei complottisti, perché nel mondo dell'informazione mainstream 2.8, stanno esagerando, secondo me, con quella che ormai non è nemmeno più affabulazione ma pura mitopoiesi. E' una cascata di menzogne con l'aggravante della presunzione dell'idiozia totale dell'ascoltatore. Le palle, di tutti i colori, rotolano in salotto dal televisore trasformandocelo in un'area bimbi dell'Ikea. 
La creazione del nemico è fatta di caratteristi ed improbabili macchiette che lo risulterebbero anche in un film di 007, dei quali ormai si lanciano al pubblico solo i pochi brandelli rimasti dopo che si sono fatti immancabilmente esplodere, tra cui sempre gli incredibili passaporti intonsi. A volte sono solo nomi senza volto, Carneadi assurti agli onori della cronaca per ancor meno del quarto d'ora sindacale. Immagini fuggenti che però rimangono bene impresse nella mente, come solo i fantasmi riescono a fare.
Vogliamo parlare dei famigerati filmati dell'ISIS mandati regolarmente alla Signora Katz (alla quale scommetto nessuna intelligence va a chiedere come faccia ad avere sempre il canale aperto con l'ISIS)?
Lì vale il trucco del "non possiamo ovviamente mostrarvene le immagini". E' noto che basta offrire un lieve input al nostro inconscio per farlo scatenate in immaginazioni degne del peggior incubo. 
All'inizio il messaggio è "Jihadi John è un terrorista islamico che ha tagliato la testa ad un prigioniero occidentale." Poi vi fanno vedere uno vestito ed incappucciato di nero (il Babau) con un coltello in mano e il prigioniero inginocchiato. Vi descrivono cosa accade in seguito ma non vi fanno vedere ovviamente le immagini tanto voi ve le figurate lo stesso il più crude possibile e meglio di qualsiasi Eli Roth alla regia.
Una volta stabilito il collegamento islamico=tagliagole attraverso lo shock emotivo della decapitazione fantasticata, senza contare l'evocazione di un archetipo come il sacrificio umano, basterà solo nominare "ISIS" o anche solo "coltello", e tutti risponderanno correttamente con la vampata di terrore che paralizza e sconvolge e l'odio verso il boia fantasma di turno.
Siamo cani infedeli, è vero, ma cani di Pavlov. Questo è nient'altro che condizionamento operante.Un arnese vecchio come il cucco ma che, a quanto pare, ancora funziona.

contiuna, leggi tutta la gustosa parte seguente su Orizzonte degli Eventi


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