Ovvero: Pararsi un po' il cul* in questo pazzo pazzo mondo di carte filigranate, iperfinanza globalizzata e picco delle risorse

giovedì 2 luglio 2015

Rickards: L'iperinflazione della Repubblica di Weimar (1921-1924)


Interessantissimo il racconto che fa James Rickards dell'iperinflazione del periodo della Repubblica di Weimar in Germania: fino a che punto fu voluta e architettata? A che scopi?
(...) Non voglio dire che l’iperinflazione tedesca fu un fatto preparato a tavolino e portato avanti secondo un piano ben studiato, solo che l’iperinflazione può essere usata come una leva politica.

L’iperinflazione produce una serie di eventi piuttosto facilmente prevedibili ed una serie altrettanto prevedibile di vincitori e di vinti, produce dei comportamenti prevedibili e quindi può essere usata per sistemare, riplasmare le relazioni economiche fra debitori e creditori, fra capitale e lavoro.

Il tutto tenendo l’oro pronto per essere usato quando si ritenga necessario dover pulire tutto il macello.

Ovviamente il costo dell’iperinflazione fu enorme. La fiducia nel governo tedesco e nelle sue istituzioni svanì e molte vite furono distrutte. Eppure l’episodio mostrò che un grande paese con risorse naturali, lavoro, asset reali ed oro disponibile per preservare la ricchezza poteva riemergere da un’iperinflazione relativamente intatto. (...)



James Rickards – Currency Wars

(pubblicato nel 2010)
Parte II – Currency Wars
Capitolo 4 - Currency Wars (1921-1936)


L’Iperinflazione della Repubblica di Weimar (1921-1924)

pagine 57-61

La Prima Guerra Valutaria iniziò nel 1921 nella Germania di Weimar quando la Reichsbank, la banca centrale tedesca, cominciò a distruggere il valore del Marco Tedesco attraverso una massiccia stampa di nuovo denaro e l’iperinflazione.

Sotto la presidenza della Reichsbank del Dr. Rudolf von Havenstein, un avvocato prussiano trasformatosi in banchiere, l’inflazione procedette per lo più attraverso l’acquisto da parte della banca centrale di titoli di debito del governo tedesco, così da fornire al governo il denaro necessario per finanziare dei deficit di bilancio e la spesa pubblica. Fu uno dei debasement monetari più pervasivi e distruttivi mai verificatosi in una delle principali economie sviluppate.

 Rudolf Von Havenstein (1857 – 1923)

Da allora è rimasto vivo il mito che vuole che la Germania distrusse la propria moneta per liberarsi delle massicce “riparazioni di guerra” imposte al paese da Francia e Regno Unito alla fine della Prima Guerra Mondiale col Trattato di Versailles (1919). Di fatti però queste riparazioni erano legate ai Marchi d’oro, definiti come una quantità fissa d’oro o il suo equivalente in valute diverse del Marco, e i successivi protocolli del Trattato erano basati su una percentuale degli export tedeschi, in maniera slegata dal valore della valuta tedesca di carta.

 
La conferenza di Versailles nel 1919

Comunque la Reichsbank vide l’opportunità di aumentare gli export tedeschi proprio svalutando la propria valuta, questo per rendere più a buon mercato all’estero i propri prodotti - una delle tipiche ragioni per cui si procede a svalutare la propria valuta - ma anche per incentivare il turismo e gli investimenti dall’estero. In questo modo si sarebbe potuto avere la valuta estera necessaria per pagare le riparazioni senza ridurre direttamente l’ammontare delle riparazioni stesse.

Quando l’inflazione cominciò a prendere piede alla fine del 1921 non fu immediatamente percepita come un pericolo. I tedeschi capivano che i prezzi salivano ma questo non si tradusse immediatamente nel concetto che la loro valuta stava collassando.

Le banche tedesche avevano passivi, liabilities, quasi pari ai loro asset reali e quindi si sentivano largamente protette.

Molti business possedevano hard assets come terra, impianti, strumenti e magazzini che guadagnavano di valore nominale man mano che la valuta collassava e quindi erano protetti, hedged, anche loro. Alcune companies avevano anzi anche debiti che praticamente evaporarono rapidamente, riducendosi a valori ridicoli, e quindi si ritrovarono arricchite e sollevate dei loro debiti.

Molte grandi corporations poi, le predecettrici {come piffero fa il femminile di predecessore? Er] dei giganti globali di oggi, avevano operations, fabbriche e attività, anche fuori dalla Germania e queste guadagnavano in hard currencies, in valute forti, e isolarono ulteriormente le loro compagnie genitrici dagli effetti peggiori del collasso del Marco.

I capital flight, le fughe di capitali, sono una delle classiche risposte al collasso monetario in un paese. Chi poteva convertire i suoi Marchi in Franchi Svizzeri, in Oro o in altre forme di conservazione del valore lo fecero e spostarono i propri risparmi all’estero.


 
Un Marco d'Oro del 1923

Persino la bourgeoisie [la borghesia, in francese nel testo originale. Er] tedesca non fu allarmata sulle prime, visto che le perdite di valore delle loro riserve valutarie erano superate dai guadagni che facevano nei mercati azionari. Il fatto che questi guadagni fossero denominati in una valuta che a breve sarebbe stata senza valore non fu inizialmente percepito da molti.

Infine chi era sindacalizzato o aveva un lavoro statale fu inizialmente protetto dal fatto che il governo semplicemente aumentava gli stipendi di pari passo con l’inflazione.

Ovviamente però non tutti avevano un lavoro statale o sindacalizzato, un portafoglio azionario o hard assets e nemmeno fabbriche all’estero che li potevano proteggere.

Chi fu veramente devastato fu la classe media dei pensionati che non avevano redditi adeguati man mano all’inflazione e i risparmiatori che avevano i loro soldi in conto corrente in banca invece che nello stock market, in azioni. Questi tedeschi furono completamente finanziariamente spazzati via. Molti furono costretti persino a svendere gli arredi di casa pur di farci quei pochi Marchi necessari a pagarsi da mangiare e tirare avanti. In particolare i pianoforti erano molto richiesti e divennero una specie di valuta a parte. Alcune vecchie coppie i cui risparmi erano stati spazzati via se ne andavano in cucina, si tenevano per mano, mettevano le teste nel forno e aprivano il gas e si suicidavano in questo modo. I furti e il piccolo crimine dilagavano e negli ultimi momenti dell’iperinflazione anche rivolte e sommosse erano diventate abituali.

A far la spesa con ceste colme di banconote. Germania, 1922

Nel 1922 l’inflazione divenne iperinflazione e la Reichsbank si arrese e smise di cercare di controllare la situazione, prese a stampare denaro senza posa pur di rispondere alle esigenze di sindacati e dipendenti pubblici. Un singolo Dollaro americano divenne così prezioso che gli americani in viaggio in Germania non riuscivano neanche a cambiarlo visto che i mercanti non riuscivano a racimolare tutti i milioni di Marchi necessari al cambio. Chi mangiava fuori si offriva di pagare il pasto prima di mangiare perché ora che avessero finito di mangiare sarebbe costato di più. La domanda di banconote era diventata così grande che la Reichsbank dovette ingaggiare diverse tipografie private e prese ad usare speciali servizi di logistica pur di rifornirsi di inchiostro e carta necessari a continuare a stampare denaro. Per il 1923 le banconote venivano stampate su un solo lato per risparmiare inchiostro.



Con questo caos economico che regnava, Francia e Belgio invasero la regione industriale della Ruhr nel 1923 pur di assicurare i propri interessi nelle riparazioni di guerra. L’invasione permetteva agli occupanti di ottenere pagamenti in beni reali come prodotti dell’industria e carbone. I lavoratori tedeschi della Ruhr risposero con rallentamenti nelle produzioni, scioperi e sabotaggi. La Reichsbank supportava gli operai e incoraggiava la loro resistenza stampando tutto il denaro necessario per i loro stipendi e per i loro sussidi di disoccupazione.

 
Invasione della Ruhr da parte di truppe francesi, 11 gennaio 1923

Solo a novembre del 1923 la Germania tentò di fermare l’iperinflazione creando una valuta parallela, il RentenMark, che inizialmente circolava in contemporanea con i vecchi Marchi svalutati. Il RentenMark era supportato da mutui e dalla possibilità di tassare le sottostanti proprietà.



La stampa e la circolazione dei RentenMark fu attentamente gestita da un nuovo commissario della valuta, Hjalmar Schacht, un esperto banchiere privato che avrebbe da li a poco sostituito von Havenstein a capo della Reichsbank [probabilmente anche perchè Von Havenstein stava morendo. Er].

 Hjalmar Schacht (1877 – 1970)



Quando il collasso finale del Marco arrivò, poco dopo l’introduzione del RentenMark, un RentenMark veniva cambiato con 1 trilione, 1000 miliardi di vecchi Marchi.

Il RentenMark fu un rimedio momentaneo e fu presto sostituito dai nuovi ReichsMark, che avevano come retrostante direttamente dell’oro. Per il 1924 i vecchi Marchi erano letteralmente finiti nei bidoni o nelle fogne.

 
Bambini fanno castelli con le mazzette di vecchi Marchi ormai senza alcun valore

Gli storici dell’economia trattano abitualmente l’iperinflazione tedesca della Repubblica di Weimar del 1921-1924 separatamente dalle svalutazioni competitive mondiali a raffica del periodo 1931-1936, ma questo fatto ignora la continuità delle svalutazioni competitive nel periodo fra le due Guerre Mondiali.

L’iperinflazione di Weimar permise di raggiungere parecchi importanti scopi politici, un fatto che ebbe ripercussioni per tutti gli anni ’20 e ’30. L’iperinflazione rese compattò i tedeschi di fronte alla “speculazione straniera” e forzò la Francia a mostrare il suo pugno di ferro nella valle della Ruhr, fornendo la scusa per il riarmamento tedesco. L’iperinflazione fece nascere anche una certa simpatia da parte di Inghilterra e Stati Uniti verso la causa dell’alleviamento delle clausole più dure del Trattato di Versailles.

Anche se il collasso del Marco non era direttamente collegato al valore dei pagamenti delle riparazioni, la Germania poteva quanto meno dire che la sua economia era crollata per via dell’iperinflazione, giustificando la richiesta di un alleviamento delle riparazioni.

Il collasso della valuta rafforzò anche la mano degli industriali tedeschi che controllavano hard assets rispetto a chi aveva solo asset finanziari. Questi industriali emersero dall’iperinflazione più potenti di prima per via della loro capacità di accumulare hard currency e si poterono comprare tutti gli asset delle imprese fallite in Germania per una pipa di tabacco.

 
Una massaja fa da mangiare bruciando vecchi marchi

Infine l’iperinflazione di Weimar dimostrò che un paese poteva in effetti giocare col fuoco quando si parlava di valute di carta, sapendo che poi sarebbe bastato ritornare ad un gold standard o ad altri asset tangibili come per esempio la terra a garantire la moneta per restaurare l’ordine quando la cosa fosse stata ritenuta auspicabile, esattamente quello che successe in Germania allora.

Non voglio dire che l’iperinflazione tedesca fu un fatto preparato a tavolino e portato avanti secondo un piano ben studiato, solo che l’iperinflazione può essere usata come una leva politica. L’iperinflazione produce una serie di eventi piuttosto facilmente prevedibili ed una serie altrettanto prevedibile di vincitori e vinti e produce certi comportamenti e quindi può essere usata per sistemare, riplasmare le relazioni economiche fra debitori e creditori, fra capitale e lavoro. Il tutto tenendo l’oro pronto per essere usato quando si ritenga necessario pulire tutto il macello.

Ovviamente il costo dell’iperinflazione fu enorme. La fiducia nel governo tedesco e nelle sue istituzioni svanì e molte vite furono distrutte. Eppure l’episodio mostrò che un grande paese con risorse naturali, lavoro, asset reali ed oro disponibile per preservare la ricchezza poteva riemergere da un’iperinflazione relativamente intatto.

Dal 1924 al 1929, subito dopo l’iperinflazione, la produzione industriale tedesca si espanse ad un ritmo più rapido di ogni altra economia principale del mondo, compresa quella degli Stati Uniti.

Precedentemente era successo ancora che stati uscissero dal Gold Standard in tempo di guerra, l’esempio più rilevante quello della sospensione della convertibilità in oro della valuta da parte dell’Inghilterra durante e subito dopo le Guerre Napoleoniche.

Ora la Germania aveva rotto il legame con l’oro in tempi di pace, anche se la durissima pace del Trattato di Versailles. La Reichsbank aveva dimostrato che in un’economia moderna una valuta di carta, slegata dall’oro, poteva essere svalutata col solo scopo di raggiungere obiettivi puramente politici e che quegli scopi potevano essere raggiunti. Questa lezione non è andata persa, da allora, nelle altre nazioni industrializzate.

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La Conferenza di Genova e il nuovo Gold Exchange Standard del periodo fra le due Guerre Mondiali

Esattamente mentre l’inflazione di Weimar stava cadendo in un vortice fuori controllo le principali nazioni industrializzate del mondo mandavano i loro rappresentanti alla Conferenza di Genova, nella primavera del 1922, per considerare un ritorno al Gold Standard per la prima volta da prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale.

Prima del 1914 le principali economie avevano un vero e proprio Gold Standard, in cui le banconote di carta esistevano in una relazione di cambio fisso con dell’oro, quindi monete d’oro e banconote circolavano insieme ed erano perfettamente convertibili le une nelle altre.


... ma questo è un altro capitolo. Continua la prossima volta


Sempre dal libro Currency Wars di Jim Rickards vedi anche La Creazione della Fed (1907-1913)

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