Ovvero: Pararsi un po' il cul* in questo pazzo pazzo mondo di carte filigranate, iperfinanza globalizzata e picco delle risorse

martedì 9 giugno 2015

Limes: Al golpe! Le ragionevoli paranoie di Erdoğan in Turchia


Beh, si, Putin non è proprio il mio ideale, Saddam Hussein neppure, Gheddafi neanche, ecc.. ma a nessuno viene mai il dubbio che forse anche da noi (udite udite!) c'è una propaganda incessante e martellante? Vedete per esempio ora il caso turco di Erdohan. Se vi basta ascoltare come i tg ci spiegano che è cattivo, antidemocratico (e fra l'altro gli puzzano anche le ascelle), bene. Se invece volete approfondire un pochino le tante sfaccettature della realtà e scoprire diverse cosucce che i tg non vi racconteranno mai vi consiglio, per esempio, questo articolo:
 
Limes - Al golpe! Le ragionevoli paranoie di Erdoğan in Turchia
5 giugno 2015

“Il mondo sotto shock, condannato a morte il presidente eletto con il 52%”. Il titolo con il quale il quotidiano Hürriyet ha sintetizzato la notizia della condanna a morte di Mohamed Morsi, capo di Stato egiziano deposto da un golpe militare nel 2013, corredato dalla foto di Recep Tayyip Erdoğan, ha innescato l’ennesima crisi tra l’Akp (il partito del presidente turco) e i media del gruppo Doğan, che secondo i commentatori vicini al partito di governo avrebbe costituito un’alleanza anti Erdoğan con Fethullah Gülen, nemico numero uno del presidente della Repubblica.

L’Akp ha infatti interpretato il riferimento alla percentuale, l’assenza del nome di Morsi nel titolo e la foto di Erdoğan che lo accompagnava come un messaggio cifrato, una conferma del fatto che i “nemici” del presidente turco, anche lui eletto con il 52%, stiano continuando a ordire congiure per mandarlo al patibolo.

(...) Secondo gli esegeti dell’”erdoğanologia”, inoltre, il fallimento della rivolta di Gezi Park non è stato solo la causa del golpe egiziano ma anche delle inchieste giudiziarie del dicembre 2013, che hanno fatto traballare l’intero sistema di potere dell’Akp. Non essendo riusciti a trasformare Piazza Taksim in Piazza Tahrir, i nemici di Erdoğan hanno cambiato strategia provando a estromettere il leader turco per via giudiziaria. Una teoria non totalmente infondata.

(...) Fino a qualche anno fa i media occidentali e i documenti dell’Unione Europea celebravano la vittoria di Erdoğan contro i generali e i nuovi equilibri imposti dall’allora primo ministro turco nei rapporti tra civili e militari. Un successo che non poteva essere ottenuto solo con qualche riforma legislativa. Vale inoltre la pena ricordare che i “paşa” non avrebbero mai potuto realizzare i loro interventi in politica senza l’acquiescenza, magari passiva, degli Stati Uniti, che forse dimentichi del loro ruolo nei colpi di Stato in Turchia oggi esprimono “preoccupazione” per lo stato della democrazia nel paese. Senza contare che il più onnipotente tra i paşa, il generale Kenan Evren, autore di un colpo di Stato il cui bilancio non rispecchia esattamente i “valori europei”, veniva ricevuto senza grossi imbarazzi nelle capitali del Vecchio Continente. Quelle stesse capitali schizzinose, oggi, con Erdoğan. (...)

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