Ovvero: Pararsi un po' il cul* in questo pazzo pazzo mondo di carte filigranate, iperfinanza globalizzata e picco delle risorse

martedì 9 giugno 2015

Jesse: Il fenomeno monetario globale che praticamente nessuno sta discutendo seriamente


Questo di Jesse è secondo me uno di quei postoni fondamentali se vuoi capire in che mondo vivi. L'eurozona come test per gli sviluppi futuri del governo unico mondiale non scherza niente.




Jesse’s Cafè Americain - The Global Monetary Phenomenon That Almost No One Is Seriously Discussing
By Jesse, 8 June 2015

Voglio presentarvi, con l’ausilio di alcuni grafici, un rimarchevole fenomeno monetario che quasi nessuno sta discutendo pubblicamente.

Come potete vedere qui sotto le banche centrali del mondo, in particolare quelle dell’Occidente e prime fra tutte quella Statunitense e quella Inglese, sono state venditrici nette di oro per tutti gli anni ’90 e sino al passaggio di secolo.

Come banchieri della valuta di riserva globale e della sola superpotenza globale, le banche centrali occidentali non prenderanno mai nessuna decisione importante di politica internazionale senza prima aver consultato il Treasury, il ministero del Tesoro degli Stati Uniti, e soprattutto senza aver prima consultato la Federal Reserve e l’apparato bancario globale che ne è parte costituente, comprese quindi le banche-colosso e il sistema SWIFT.

Gli acquisti di oro da parte delle banche centrali, almeno per quanto ne possiamo sapere in base alla loro volontà di rendere pubblici i propri acquisti, hanno preso ad essere nell’insieme positivi intorno al 2010.

Gli esperti, i sapientoni, non si aspettavano che questo cambiamento continuasse, come potete vedere nella “forecast section”, nelle loro previsioni per il 2012 e dopo del primo grafico (fonte RBC/Bloomberg).


Questo grafico mostra, forse in maniera lampante, come le banche centrali dell’Occidente hanno intensificato le loro vendite d’oro nel tentativo di controllare prima e schiacciare poi il prezzo dell’oro, portandolo sino al minimo di 250 dollari l’oncia fra il 1999 ed il 2001.

E’ interessante che questo periodo è noto come il Brown's Bottom, il “minimo di Brown” (o anche, forse, “il culo di Brown”, Er). L’Inghilterra, sotto la guida di Gordon Brown, allora Chancellor of the Exchequer del Regno Unito, vendette apertamente 400 tonnellate d’oro delle riserve auree inglesi a partire dalla fine del 1999 e sino alla fine del 2001. Secondo alcune testimonianze il tutto fu fatto per salvare alcune banche che erano finite sotto sino al collo in posizioni short (scommesse ribassiste, Er).

La quantità più grossa di vendite d’oro è stata però registrata nel 2005, quando le banche centrali tentarono di riportare giù il prezzo dell’oro dai 450 dollari l’oncia a cui era (nonostante tutto, Er) salito sino ai minimi di 250 dollari l’oncia di pochi anni prima. Queste vendite furono coordinate secondo un piano, il Washington Agreement, che era un cosi detto gentleman's agreement, un accordo fra gentiluomini, fra alcune banche centrali Occidentali, firmato per la prima volta nel 1999 e poi esteso nel 2004.

Le banche in questione erano la BCE e le banche centrali di Svezia, Svizzera e Regno Unito. Anche se non figurava fra i firmatari la Federal Reserve era però ovviamente coinvolta. Nell’agosto del 2009 questo accordo fra 19 banche centrali è stato esteso per altri 5 anni.

Raccontate in chiave positiva dai media finanziari come “good for gold” (traducibile forse in qualcosa tipo “roba buona al posto dell’oro”. Er), queste vendite coordinate servivano ad intensificare gli effetti prodotti dalle varie banche senza perturbare maldestramente i mercati come aveva fatto la Bank of England nel 1999, permettendo di gestire le vendite e gli annunci così da ottenere un effetto più liscio, più morbido.

Come si può vedere nella seconda grafica le vendite di oro da parte delle banche centrali non riuscirono però ad ottenere l’impulso voluto ed il prezzo dell’oro continuò a salire di nuovo non appena le banche iniziarono a ridurre le quantità di oro che vendevano nel tentativo di controllare il prezzo con vendite di oro fisico. Gli ultimi successi delle banche centrali furono nel 2007, come ha notato anche Citigroup:
"Official sales ran hot in 2007, offset by rapid de-hedging. Gold undoubtedly faced headwinds this year from resurgent central bank selling, which was clearly timed to cap the gold price. Our sense is that central banks have been forced to choose between global recession or sacrificing control of gold, and have chosen the perceived lesser of two evils. This reflationary dynamic also seems to be playing out in oil markets."

“Le vendite ufficiali cominciarono a scaldarsi nel 2007, portando ad un rapido de-hedging. L’oro senza dubbio fronteggiò dei venti contrario quell’anno per via delle ritrovate vendite da parte delle banche centrali il cui timing era stato chiaramente pianificato per tenere giù le salite di prezzo. La nostra sensazione è che le banche centrali siano state costrette a scegliere fra una recessione globale o sacrificare il controllo dell’oro, ed scelsero quello che gli sembrò il male minore. Questa dinamica da stimolo economico pare che si stia verificando anche nei mercati del petrolio.”
(Da Investopedia: Il de-hedging si fa quando chi ha un dato asset ha idea che salirà di prezzo. Quindi rimuove le sue posizioni in protezione, in copertura (hedge) per guadagnare esposizione e potenziale guadagno dalle fluttuazioni di prezzo verso l’alto che si attende. Per esempio un investitore in oro che ha protezioni, che “è hedgato”, e crede che il prezzo salirà ricomprerebbe i contratti futures su oro che aveva venduto sul mercato dei futures. Così facendo l’investitore sarà posizionato in modo da raccogliere i guadagni dovuti all’aumento del prezzo se le loro previsione si rivelerà corretta. Er)

Ci sono altri tipi di investimenti, oltre al bullion, all’oro fisico, che le banche centrali possono usare per gestire il prezzo dell’oro: i leasing strategici, i derivati e l’uso di proxy per influenzare i mercati. Un po’ le stesse maniere per via delle quali alcune entità finanziarie (leggi banche, Er) sono state recentemente più volte smascherate ed accusate di manipolazione dei prezzi globali e di alcuni benchmark, attività di manipolazione dei mercati che pare essere andata avanti per molti anni.

Eppure c’è ancora una gran quantità di negazionismo sul fatto che le banche centrali tentino di manipolare il prezzo dell’oro in relazione alle loro valute, nonostante l’abbondanza di prove circostanziali, storiche e di evidenze dirette.


Questa semplice grafica mostra in maniera vivida come le previsioni di un calo degli acquisti di oro da parte delle banche centrali (non quelle occidentali, Er) per il periodo successivo al 2011 si siano rivelate errate.

Da quell’anno gli acquisti da parte delle banche centrali sono saliti ai massimi da 48 anni a questa parte.

Una cosa che dovremmo tenere a mente qui, è che i numeri delle banche centrali sono basati sui numeri “ufficiali” dati dal World Gold Council.


Ci sono però significative testimonianze e prove che alcune banche centrali, in particolare quella cinese, sottostimano significativamente i propri acquisti di oro fisico, visto che è loro discrezione rivelare o meno le proprie effettive riserve.

Trovate in fondo la mia grafica in cui chiamo il cambio di marea “The Turn”, la svolta negli acquisti di oro fisico da parte delle banche centrali.

Questa svolta coincide con quella che io, insieme a più importanti di me, abbiamo chiamato the currency war, la guerra valutaria, in particolare il bestseller cinese pubblicato nel 2007 da Song HongBing intitolato appunto Currency Wars (货币战争), ed il libro pubblicato a novembre 2011 da Jim Rickards e dall’identico titolo.

Questa è una “guerra valutaria” molto diversa da quella che vogliono ritrarre i media finanziari, visto che la svalutazione delle valute nazionali al fine di ottenere un vantaggio competitivo sono più un artefatto degli anni ’30.

Questa nuova guerra valutaria invece ha a che fare con un ripensamento generale degli Stati Uniti (e del dollaro, Er) come valuta di riserva globale, una condizione assolutamente inusuale e senza precedenti storici per una valuta fiat (di carta e senza retrostanti di valore reale. Er) che ha questo ruolo almeno da quando Nixon chiuse la gold window nel 1971 (immaginatevi la “finestra dell’oro” come un vero e proprio sportello bancario della Fed al quale gli stati del mondo potevano rivolgersi, sino al 1971, per chiedere di cambiare i verdoni in loro possesso in oro fisico al cambio di 35 dollari per un’oncia d’oro. Famosa fu “la chiamata” da parte di De Gaulle negli anni precedenti, che sosteneva che gli americani avevano stampato ben più verdoni di quanto oro avessero effettivamente a Fort Knox, nei caveau della Fed di NY, ecc., per esempio per pagare la Guerra in Vietnam e i programmi sociali della “Great Society” di Lyndon Johnson, il successore di Kennedy, e cominciò a spedire navi piene di dollari verso l'America per farseli cambiare in oro fisico. Er).

Dalla fine della Seconda Guerra Mondiale il Bretton Woods Agreement aveva stabilito il Dollaro Americano della Fed come la base del sistema monetario mondiale e come proxy dell’oro (unica vera moneta accettata in tutto il mondo per secoli se non millenni, Le banconote erano solo tipo delle ricevute per dell’oro depositato in una banca sino al 1971. Er), redimibile, almeno da parte delle altre banche centrali del mondo e dai loro governi. Dopo la chiusura della gold window il mondo fu spinto in uno scenario gestito esclusivamente da un’autorità monetaria centrale come non si era mai sperimentato prima in tutta la storia umana: un solo paese (gli USA ovviamente, Er), attraverso un’entità bancaria semi-pubblica (la Fed, Er), controllava (carino l’uso del verbo al passato da parte di Jesse! Er) l’emissione della valuta di riserva globale in maniera perfettamente svincolata da qualsiasi tipo di standard reale, neutrale ed esterno.

Questo regime è stato mantenuto attraverso il potere politico e militare, degli accordi informali, dei trattati e delle sanzioni al commercio, fra le 700 e le 900 basi di potere e influenza e il controllo indiretto di una risorsa chiave globale come il petrolio, il cosi detto petrodollaro.


Io non posso certamente predire come andrà a finire, posso però ricordare che fine hanno fatto gli sforzi passati come per esempio il London Gold Pool, e suggerire che in assenza di azioni draconiane da parte dei governi le forze di mercato tendono a sopraffare e superare tentativi del genere se gli dai abbastanza tempo.

Come ho previsto da molti anni, almeno dal 1999, l’obiettivo naturale di un regime globale di valuta fiat è il raggiungimento di un governo unico globale - unipolare o magari, più probabilmente multipolare - governato più da un’oligarchia al controllo centrale rispetto alle democrazie sovrane.

Le relazioni dei vari paesi con l’autorità centrale nell’Eurozona così come si stanno delineando sono un esempio su piccola scala, un test per questo totalitarismo invertito, o neo-corporativismo, dei burocrati e dei loro sponsor corporativi, se vogliamo essere un po’ estrapolativi. Ad ogni buon modo ritengo che i TTP e TTIP siano delle indicazioni eclatanti della direzione in cui stiamo andando.

Un punto di particolare frustrazione è notare con quale lentezza la gran parte degli economisti e dei commentatori finanziari si rendono conto di cosa implicano i vari schemi monetari che promuovono. Dubito che se capissero davvero dove ci porteranno, anche se sono in buona fede e credono che i loro obiettivi siano buona cosa, li supporterebbero ancora.

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