Ovvero: Pararsi un po' il cul* in questo pazzo pazzo mondo di carte filigranate, iperfinanza globalizzata e picco delle risorse

sabato 20 giugno 2015

Intervista a Sir James Goldsmith del 1994



"C'è stato un divorzio fra le più grosse Corporations e la società. Una volta si diceva, ed era probabilmente vero, che quello che era buono per General Motors era buono anche per gli Stati Uniti. Questa cosa non è più vera."


Questa intervista è stagionatella ormai, già più di 20 anni sono passati dal 1994 (aagh!) ma trovo che sia interessante vedere le cose in prospettiva, cosa qualcuno (pochi e quasi regolarmente snobbati dai media) diceva già allora. Il problema allora era il GATT (General Agreement on Tariffs and Trade) e in particolare la sua riforma che avrebbe portato all'abbattimento delle barriere doganali (l'allora famoso "Uruguay round", durato dal 1986 sino al 1994 e terminato con gli accordi di Marrakesh), nella fattispecie l'abbattimento di tantissimi dazi doganali (per lopiù da parte di paesi del Terzo Mondo). Il NAFTA fra USA, Canada e Messico veniva incensato come un successone per tutti e tutti i media mainstream (di proprietà di chi?) ovviamente raccontavano la storia di come tutto sarebbe stato fantastico, come tutti si sarebbero arricchiti, come avremmo comprato tutto a meno, ecc.

Qualcuno però, e non solo "pazzi" studenti che facevano le occupazioni dell'Università, non era d'accordo con la versione ufficiale spinta dai poteri forti: questo James Goldsmith (cognome ebreo?) era uno speculatore ed un miliardario e quindi forse risulta un po' difficile etichettarlo come comunista. E che diceva? Diceva che in questo modo le Corporations avrebbero portato le loro attività produttive in paesi in cui in media, all'epoca, il costo del lavoro era quasi un cinquantesimo di quello dei paesi ricchi. Conseguenza? Si sarebbe distrutta la struttura stessa delle società occidentali, si sarebbero impoverite le classi medie, che avrebbero perso il lavoro in gran quantità, e che tutto era solo edesclusivamente concepito per arricchire le Corporations, per il profitto di pochi. Il gap fra ricchi e poveri si sarebbe ampliato e una bella fetta della classe media sarebbe slittata verso la povertà e una vita di sussidi pubblici. Qui mandiamo in vacca - diceva sostanzialmente Goldsmith (destabilizziamo, creiamo disoccupazione di massa, ecc) - le nostre società solo per aderire ai dettami di una dottrina economica.
"Invece di essere l'economia che è una cosa che lavora per il nostro benessere diventiamo noi che serviamo l'industria economica"
(secondo video, minuto 0:30) Si sbagliava?

Ma perchè un miliardario -che faceva soldi in giro per un po' tutto il mondo fra l'altro, non aveva interessi concentrati ed inammovibili - di sarebbe dovuto preoccupare quindi? Sir Goldsmith dice "perchè io credo fortemente nel libero mercato ma credo anche fortemente nella necessità di conservare sane ed equilibrate le nostre società". Fra l'altro con questo accordo le Corporation del settore alimentare esporteranno le colture estensive e la meccanizzazione in paesi dominati da un'agricoltura arcaica, provocando milioni di disuccupati che fluiranno nelle metropoli e, alla fine dei conti, vorranno cercare benessere fluendo nel mondo ricco. E si parla di centinaja di milioni di persone (questo lo dice mi pare nella parte 5 o 6 dell'intervista).

Una delle frasi che trovo più illuminanti è quella che dice nel secondo video al minuto 1:25:
Chi ne beneficia? Chi ne beneficia? Lasci che le dica chi beneficia da questi accordi: ne beneficiano le grosse Corporations. Il fatto è che c'è stato un divorzio fra le più grosse Corporations e la società.

Una volta si diceva, ed era probabilmente vero, che quello che era buono per General Motors era buono anche per gli Stati Uniti. Questa cosa non è più vera.

Oggi, le Corporations Transnazionali (...) non sono più collegate agli Stati Uniti (o all'Inghilterra quelle inglesi, ecc) . Portano le produzioni in quale che sia il paese che offre il costo del lavoro più basso, dove possono fare il più grosso ritorno sul capitale e pagare la parte più piccola possibile dei loro incassi al lavoro.


... ovviamente non manca poi la "pidina" dell'epoca che dice che invece ci sarano un sacco di posti di lavoro negli USA, che "da noi resteranno i posto di lavoro più qualificati" (ve la ricordate questa?), che non è vero che gli USA saranno sempre più in deficit commerciale (infatti), ecc..

Capite perchè non accetto chi racconta che non c'è abbastanza liberismo e ne vuole di più? Forse in settori specifici del nostro paese ma la storia degli ultimi decenni, a livello planetario, è stata esattamente il contrario: il trionfo del liberismo, dell'iperfinanza e delle corporation transnazionali.

Chi non se n'è accorto è un imbecille. Punto. Non c'è niente da discutere.

Nessun commento:

Posta un commento