Ovvero: Pararsi un po' il cul* in questo pazzo pazzo mondo di carte filigranate, iperfinanza globalizzata e picco delle risorse

domenica 10 maggio 2015

Zero Hedge: Il Liberismo è Propaganda Plutocratica

Eccoli qua quei comunistacci dei Tylers che colpiscono ancora. Vedi che riportano sul loro sito:

Zero Hedge - Free Trade Is Plutocratic Propaganda
By Dark Bid, Submitted by Tyler Durden on 05/10/2015

Col l'incombente Trans-Pacific Partnership (TPP, praticamente una roba stile al "nostro" TTIP ma in versione TransPacifica invece che TransAtlantica. Er) che domina i titoli dei giornali forse è il momento giusto per ridare un'occhiata a quella vecchia truffa che passa sotto il nome di "free trade" (Liberismo commerciale globale, tradurrei, o semplicemente Liberismo. Er)

Nel 2003 Kevin Flanagan era un dipendente in information technology della Bank of America. Gli dissero che sarebbe stato sostituito da un lavoratore straniero (indovina se a paga minore. Er) e gli fu ordinato di insegnare il mestiere al suo sostituto. Dopo aver completato questo incarico la banca lo licenziò. Lui andò al parcheggio e si sparò.

Ecco il "free trade."

Come il Ministero della Verità in 1984 di George Orwell, talvolta il modo migliore per ingannare e mentire è usare le parole più innocenti. Nessuna parola è più soggetta alla leva della propaganda della parola Libertà. Attaccala a qualsiasi concetto e - ta-daaan! - di botto il concetto diventa inassaltabile. Questo è esattamente quello che succede con le parole "free trade" (Liberismo, appunto. Er).

Quelli che propongono il Free Trade userà spesso le più semplici analogie per trasmettere il loro punto, come se tu fossi un ritardato mentale. La ragione per cui devono ricorrere a immagini così da cavernicolo è che il Free Trade non esiste nel mondo reale. Non esiste una roba tipo l' "uguaglianza del potere contrattuale". Se qualcuno ha 10 milioni di dollari e tu ne hai zero, ogni cosa più di zero è un milgioramento della tua situazione. Gli economisti propugnatori del Free Trade diranno che chi ha zero dollari è "libero" di lavorare per 1 dollaro l'ora, e lo diranno perchè sanno che un dollaro è comunque un miglioramento rispetto a zero. E' questo che Libertà significa per gli economisti che spingono il Free Trade.

Se non di fidi di questi economisti allora ti taccieranno di essere un "protezionista", come proteggere l'economia del tuo paese fosse un peccato mortale. Di fatti niente è più veramente americano che evitare le schiocchezze del "Free Trade".

Ian Fletcher chiama il Free Trade il mito del "cowboy capitalism." Secondo Fletcher tutti e quattro i presidenti scolpiti su Mt. Rushmore erano dei protezionisti. L'intera Rivoluzione Americana fu combattuta perchè i coloni erano stufi di dipendere economicamente dagli inglesi.

Alexander Hamilton si rese conto che il dominio British nel campo della manifattura e la dipendenda dell'America dall'agricoltura era la stessa cosa che è successa poi in tutte le varie "Repubbliche delle Banane". La soluzione? Tariffs. Tasse Doganali. Tassando i beni inglesi gli Stati Uniti diedero una spinta formidabile alla nascita e crescita della loro industria manifatturiera. Per il 1820 le tasse doganali erano al 40%.

Abraham Lincoln disse, "Give us a protective tariff, and we will have the greatest nation on earth", dateci una protezione doganale ed avremo la più grossa nazione sulla Terra.

Una delle parti più affascinanti di questa storia è che il Sud si opponeva al protezionismo, volevano il Free Trade. Perchè? Perchè il Free Trade era necessario per il commercio internazionale degli schiavi dall'Africa e verso gli Stato Uniti.

Avanti Veloce sino al 1994. E' qui che fu promulgato il North American Free Trade Agreement (NAFTA). Il risultato non è stato altro che la totale distruzione dell'industria manifatturiera americana. E dov'è andato a finire tutta questa nostra forza lavoro? Negli anni '90 il 98% di tutti i nuovi posti di lavoro creati sono stati nell'industria dei servizi, che da stipendi più bassi.
... eccetera. Continua QUI

Nessun commento:

Posta un commento