Ovvero: Pararsi un po' il cul* in questo pazzo pazzo mondo di carte filigranate, iperfinanza globalizzata e picco delle risorse

mercoledì 6 maggio 2015

Quando il QE porta alla deflazione: uno sguardo al "confondente" eccesso globale di offerta



Negli ultimi anni ho letto anche troppe pagine scritte da "austriaci" italiani ma non mi pare di aver mai letto una spiegazione possibile di com'è che sta famosa iperinflazione non s'è vista, anzi. Questo post dei Tylers invece ..

Zero Hedge - When QE Leads To Deflation: A Look At The "Confounding" Global Supply Glut
Submitted by Tyler Durden on 04/26/2015

L’idea che le politiche monetarie post-crisi dei DM (Developed Markets, mercati dei paesi sviluppati. Se aggiungo queste note è per aumentare le conoscenze di inglese di chi mi legge e magari rendere per loro più agevole leggersi degli articoli in inglese per i fatti loro. Er) finiscano col creare deflazione è piuttosto contro-intuitiva a prima vista ma in effetti invece ha il suo senso. Ecco come abbiamo spiegato questo fatto precedentemente:

La premessa è semplice. Tenendo i tassi artificialmente bassi, le banche centrali del mondo di fatto impediscono ai mercati di purgarsi dei loro attori inefficienti e delle imprese fallimentari che lavorano in perdita.

Come risultato si ha che companies, imprese, che sarebbero altrimenti insolventi restano operative, contribuendo a creare una sovra-produzione e rendendo quindi difficile il raggiungimento di un equilibrio.

L’esempio da libro di testo di questa dinamica è l’altamente a leva complesso USA dello Shale: grazie a costi di finanziamento artificialmente bassi e a alla caccia per delle rendite non ridicole indotta dalle Fed, il complesso dello Shale ha mantenuto accesso al mercato dei capitali (del credito/debito. Er) anche nel bel mezzo di un crollo del prezzo del petrolio e ha così potuto continuare a perforare .. contribuendo a sua volta ad aumentare il crollo del prezzo del petrolio.
Allargando un po’ il campo potremmo dire: Chi ha accesso ai soldi facili sovra-produce ma sfortunatamente non si assiste invece ad un aumento della domanda da parte di quelli a cui i benefici diretti delle politiche ultra accomodanti non arrivano. (i soldi finiscono alle banche e alle grosse imprese più che a un già indebitato cittadino americano medio. La solita vecchia storia di Wall Street contro Main Street, dove Main Street è la strada figa del centro o quelle al coperto dei centri commerciali, insomma dove sta la gggente a fare la spesa. Er)

Allo stesso tempo, come nota il Wall Street Journal, i governi sono riluttanti a spendere per via della massa di debiti che hanno sulle spalle e dei maggiori controlli sulle loro politiche fiscali dopo la crisi dei debiti europea (sono riluttanti … o impediti dalle oligarchie di Bruxelles. E ricordo che contro la vulgata che gira molti hanno identificato il problema di base in troppo debito privato ancor prima che troppo debito pubblico. L’Irlanda per esempio aveva pochissimo debito pubblico che è stato fatto esplodere a palla per salvare le banche del quartiere delle vecchie docklands di Dublino. Er), mentre la Cina, quella fonte così importante di merci e prodotti per la voracità della domanda del mondo “ricco”, si trova nel bel mezzo del suo “hard landing" il suo "atterraggio duro”.

Leggiamo di più dal WSJ (questa sarebbe probabilmente da stamparsela ed appenderla al muro. Er):
L’economia globale è inondata come non mai da commodities come petrolio, cotone e acciajo, ma anche da capitali e da lavoro – una saturazione che presenta diverse difficili sfide a politici che cercano di stimolare la domanda.

Quello che abbiamo sotto gli occhi è un ambiente di bassa crescita, bassa inflazione e bassi tassi” ha detto Megan Greene, economista capo della John Hancock Asset Management, che ha aggiunto che l’economia globale potrebbe arrivare a passarci tutta la prossima decade a cercare di digerire questa situazione (“working this off”).

L’attuale condizione di abbondanza tende a confondere su molti fronti. L’eccesso di commodities deprime i prezzi ed aumenta la preoccupazione per la deflazione …

In contemporanea, l’indebitamento pubblico negli Stati Uniti, in Giappone e in Europa limita la capacità dei governi di spingere la crescita attraverso la spesa pubblica.

Questo fa si che restino solo le banche centrali a cercare di fornire alle economie tutta la liquidità possibile, anche se i recenti giri di easing (facilitazione, facilitazione quantitativa .. alias QE) non sono riusciti a riportare le economie neanche vicino ai loro sentieri di crescita precedenti.

La nozione classica è che non si può avere una sovra-produzione” ha detto Daniel Alpert, un banchiere d’investimento ed autore di un libro, “The Age of Oversupply,” su cosa tutto questo implica. “Le scienze economiche sono tutte basate sulle scarsità.”
Segni che l’accesso continuativo al mercato dei capitali stava facendo partire una sovra-produzione e una sovra-fornitura nel mercato del petrolio erano già visibili da un po’ visto che gli USA arriveranno ad esaurire la loro capacità di immagazzinamento di petrolio nel giro di pochi mesi.
A Cushing, Oklahoma, uno degli hub più grossi per l’immagazzinamento del petrolio, i tank sono pieni fino all’orlo. La scorsa settimana gli immagazzinamenti di petrolio degli Stati Uniti sono arrivati a 489 milioni di barili, il massimo dal 1982.
E non è solo il petrolio:
In giro per mondo si stima che ci siano circa 110 milioni di balle di cotone immagazzinate in attesa che le industrie tessili le usino, un record dal 1973, quando gli Stati Uniti hanno iniziato a tenere questo tipo di contabilità.

Immensi surplus sono presenti anche nei mercati dei beni finiti, visto che questo eccesso si estende anche alle merci lavorate. A febbraio le scorte totali di beni lavorati di lunga durata negli Stati Uniti sono salite ad un valore di 413 milioni di dollari, il livello più alto dal 1992, quando il Census Bureau ha iniziato a pubblicare questi dati.
Come abbiamo recentemente discusso anche l’appetito cinese per i metalli è diminuito, con la domanda di acciajo ora sotto i livelli visti l’ultima volta nel 2008, cosa che allora provocò effetti devastanti sul mercato dell’acciajo che così tanto dipende dalla domanda cinese.
Al centro del problema c’è il raffreddamento dell’economia cinese combinato con la tiepida domanda da parte di molti paesi sviluppati. Man mano che la Cina si distanzia da industrie troppo commodity-intensive come le acciajerie e il tessile la sua domanda di materiali grezzi cala e, in alcuni casi, si è persino fermata…

Per circa una decade i produttori hanno faticato a tenere dietro alla robusta domanda cinese. Ma con gli export cinesi ora in rallentamento – il suo PIL è atteso quest’anno al 7%, in calo dal 10,4% di solo 5 anni fa – nessuna economia è emersa a dare nuova spinta.
Alla fine le banche centrali continuano a mantenere politiche accomodanti, come se non sapessero (e forse volenterosamente ignoranti) del fatto che i loro bassi tassi e mercati azionari in continua salita non fanno che contribuire all’eccesso di produzione e offerta mentre non arrivano a ottenere nessun corrispondente aumento della domanda.

Intanto i produttori – come per esempio le indebitatissime compagnie dello shale – sono costretti a mantenere la produzione pur di continuare ad avere quelle pur piccole entrate che produce. Una dinamica che è esacerbata quando le compagnie si appoggiano al debito per restare in vita:
Anche se i governi avrebbero la possibilità di proporre maggiori stimoli fiscali, pochi hanno la volontà politica di dispiegarli. Questo ha fatto si che siano rimaste solo le banche centrali a poter intervenire.

La Federal Reserve e la Bank of England hanno entrambe espanso il loro bilancio a quasi il 25% del PIL rispetto all’8% del 2008. La European Central Bank l’ha fatto salire sino al 23% dal 4% e la Bank of Japan a quasi il 66% rispetto al 22% …

I produttori hanno anche loro la loro bella fetta di colpe. In un ambiente di prezzi delle commodities più bassi tipicamente sono riluttanti a tagliare le produzioni per la semplice ragione che hanno paura di perdere quote di mercato.

In alcuni casi anzi i produttori hanno persino aumentato i loro output pur di evitare perdite di entrate dovute ai prezzi più bassi, esacerbando il problema della sovra-produzione.
Per chi si domandasse come andrà a finire, considerate che prima o poi, pur di evitare liquidazioni ed evitare severe pressioni deflazionistiche, qualcuno dovrà chiamare “helicopter Janet” e una volta che il cash comincerà ad essere paracadutato beh .. ci vediamo nella Repubblica di Weimar.

* * *

Tutto questo potrebbe parire in perfetto contrasto con quello che cerco di dire io in questo blog, e cioè che quello in cui ci troviamo è uno storico crocevia, roba da catalogare la fila degli eventi umani in un prima e un dopo.

In realtà la contraddizione è solo apparente.

Un sistema economico basato sul denaro-debito implica una crescita esponenziale ha bisogno di una crescita esponenziale dell'economia, per la semplice ragione che senza una crescita esponenziale non si può arrivare a pagare (a servire si dice, parola appropriata) un debito esponenziale e tutto il cartello di carte crollerebbe .. e infatti crollerà.

Crollerà per la semplice ragione che una crescita esponenziale necessita di risorse ed energia esponenziali .. tutta roba che in futuro non avremo.

Il fatto che in questo particolare momento ci troviamo con un'eccesso di risorse disponibili, tanto che non si sa a chi venderle, mi pare perfettamente aderente al fatto che siamo al Picco di grossomodo una vasta quantità di risorse. Il petrolio - materia magica come nessun altra, lo si capirà per bene nelle prossime decadi perchè la chiamo magica - ma anche molti metalli di base e probabilmente anche metalli preziosi. Ma non solo, il piccco delle energie facili e a buon mercato si porterà dietro anche un probabile picco delle risorse alimentari oltre che idriche.

Picco vuol dire che mai nella storia se ne è prodotto tanto di questo e quello e che mai più nella storia se ne produrrà così tanto, non carenza. La carenza sarà progressivamente relegata al futuro.

Quello che credo è che semplicemente siamo arrivati al picco dei debiti forse un pochino prima che al picco del petrolio.

Credo che una spirale ci attenda, per varie decadi, e anche che ci attenda un vero e proprio cambio del paradigma di tutta la società umana. Non sarà mai più facile avere delle valute-debito in un mondo non in grado di offrire energia e risorse in crescita esponenziale.

Saranno anni e decadi traumatiche, si spera non troppo (guerre ben più pesanti di quelle a cui siamo abituati.. migrazioni di popoli interi in fuga dalla siccità e dalla fame, morti di massa), si spera che gli aggiustamenti al ritmo della natura e alle leggi della fisica saranno progressivi e senza "strattoni" troppo violenti.

Fra 50 anni le nuove generazioni vivranno in un mondo molto diverso, si spera più equilibrato .. per forza di cosa più equilibrato. Ma non credo che saremo 9 miliardi di persone su questo pianeta, come pronosticato dall'ONU sulla base del paradigma dominante di questi decenni, l'assioma, la verità rivelata, la condicio sine qua non: quella della CRESCITA, obbligatoria e a tutti i costi.

Non c'è teoria economica che abbia nessun senso in questo momento storico. Ne lo "stampa stampa" che piace tanto a sinistra - la ricchezza sono le risorse e quello che si ottiene lavorandole, non la carta - ne il "il Dio Mercato ci salverà tutti, il Dio Mercato farà apparire tutto quello che ci serve come risposta alla domanda" che piace tanto a destra.

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