Ovvero: Pararsi un po' il cul* in questo pazzo pazzo mondo di carte filigranate, iperfinanza globalizzata e picco delle risorse

sabato 30 maggio 2015

Aristotele e i Metalli

 
 Ἀριστοτέλης (Stagira, 384 a.C. o 383 a.C. – Calcide, 322 a.C.)

Ho iniziato a leggere il libro di Ugo Bardi, Extracted, e s'è già capito che è denso di informazioni, le più varie: dalla storia geologica del pianeta, alla chimica, alla storia, all'arte, alla finanza... veramente interessante (e ovviamente non mancano pagine, che hanno catturato subito la mia attenzione, sui nostri metalli più cari :) )

Per esempio nel primo capitolo illustra brevemente come la gran parte delle risorse minerarie sono dovute al fatto che il nostro pianeta è un po' come se fosse una creatura viva. Senza il nucleo caldo e i suoi moti convettivi che avvengono in ere geologiche, la tettonica a placce che ne deriva e quindi vulcani, subduzioni delle placche continentali, terremoti, ecc, non esisterebbe il ciclo del carbonio geologico, non ci sarebbe vita sul pianeta e non si sarebbero avuti neanche tutti quei processi, come per esempio la formazione idrotermale di buona parte dei depositi minerari che sfruttiamo da millenni e con eccezionale intesita da negli ultimi secoli e in particolare negli ultimi decenni. Se la Terra fosse un pianeta come la gran parte degli altri pianeti, senza un nucleo attivo, un'atmosfera, gas serra che ne regolano il clima ecc. non si sarebbero formate le concentrazioni di minerali che sono così essenziali per la nostra civilità (senza le concentrazioni di minerali il loro sfruttamento sarebbe pressochè impossibile, sarebbe tutto troppo uniformemente "sparpagliato"). Ma per una trattazione un minimo esaustiva vi rimando al libro, che spero sarà tradotto prima o poi in italiano dopo la prima edizione in tedesco e poi quella in inglese che sto leggendo. Qui invece vi volevo raccontare solo un po' di curiosità.

Come ci ricorda Bardi i primi occidentali ad interrogarsi sulla natura dei metalli sono stati Aristotele (384-322 a.C.) e Teofrasto (371-287 a.C.).

Secondo Aristotele la Terra era al centro dell'Universo e tutto era formato da 4 elementi: Terra, Aria, Fuoco ed Acqua. Ogni elemento possedeva 2 delle 4 qualità della materia: secco, umido, freddo e caldo. Ed ogni eleento aveva la tendenza a tornare nel suo luogo naturale, per la terra e l'acqua il basso, per l'aria e il fuoco l'alto. La Terra stava al centro dell'universo perchè appunto è fatta di terra ed acqua. C'era poi un quinto elemento, l'Etere, privo di massa, invisibile ed eterno, riservato alle sfere celesti.


E i metalli? Dove li metteva il buon vecchio Aristotele?

Dalla Cambridge University Press:
The Twofold Exhalation. Aristotle explains in Book I of the Meteorologica (341b6 ff.) that the heat of the sun causes the earth to give off an exhalation (ναθνμασις), which is of two kinds.

One kind, derived from the moisture within the earth and on its surface, is a moist vapour (cf. De Sensu 443a26–7), ‘potentially like water’ (340b28–9);

The other kind, which comes from the earth itself, is hot, dry, and smoky, highly combustible ‘like a fuel’ (οxs1F37ον xs1F51πκκανμα 341b18–19), ‘the most inflammable of substances’ (341b16–17), ‘potentially like fire’ (340b29), and compounded of Air and Earth (De Sensu 443a21–2, 27–8).
Secondo Aristotele i metalli si formavano a partire da qualche tipo di esalazione gassosa che proveniva dalle profondità della terra, stimolata a salire dal calore del sole, e che giunta in superfice solidificava ... quindi i metalli erano come le mele, le pere e i cavoli, potevano ricrescere, riformarsi, potenzialmente all'infinito.

E abbiamo finalmente scoperto che non è che tutti gli economisti sono scemi, disinformati e fuori dal mondo con le loro teorie di crescita infinita (insieme con la gran parte dei giornalisti e tanti altri) ... sono solo aristotelici! ;)

alla prossima avvicente puntata de "breve storia della metallurgia"

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