Ovvero: Pararsi un po' il cul* in questo pazzo pazzo mondo di carte filigranate, iperfinanza globalizzata e picco delle risorse

domenica 12 aprile 2015

Rampini: La "dottrina Monroe"

A proposito dell'incontro Obbà/Castro, Federico Rampini fa un riassuntino di cos'è la "Dottrina Monroe" che non è male ( no, non c'entra con "a qualcuno piace caldo" e "quando la moglie è in vacanza" ) :
(...) È nel 1823 che il presidente James Monroe comincia a definire quella che poi sarà chiamata la sua Dottrina. Nella prima formulazione è impregnata di ideali anti-colonialisti. In quegli anni diverse nazioni latino-americane stanno conquistando l’indipendenza. Gli Stati Uniti, ancora freschi della liberazione dal giogo britannico, vogliono impedire che il subcontinente diventi terreno di guerre tra imperi europei.

C’è il rischio che i territori perduti da spagnoli o portoghesi finiscano agli inglesi. Giù le mani dall’America Latina, dice Monroe agli europei: chiunque intervenga militarmente in quest’area, sarà come se aggredisca gli Stati Uniti. Sul finire dell’Ottocento, col crescere della potenza economica e degli appetiti commerciali degli Usa, la Dottrina Monroe viene “ampliata” fino a distorcerla. Dopo una campagna guerrafondaia dei giornali di Joseph Pulitzer e William Hearst, il presidente William McKinley nel 1898 si lancia nella guerra contro la Spagna; la vince, ma anziché garantire l’indipendenza di Cuba trasforma l’isola in un protettorato. Suo viceministro della Marina militare è Ted Roosevelt, che diventerà il primo “presidente imperiale” degli Stati Uniti. Sotto Ted Roosevelt l’interventismo nell’emisfero Sud e nei Caraibi diventerà quasi di routine.

Nel primo Novecento si susseguono una decina di operazioni armate o vere e proprie guerre condotte da Amministrazioni Usa. Le Dottrine Monroe e Roosevelt saranno aggiornate e rafforzate nella logica della guerra fredda: fino a sfiorare il conflitto nucleare con l’Urss per l’invio di missili sovietici a Cuba (1962). Dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta del nostro secolo, per l’America Latina vale qualcosa di simile alla “sovranità limitata” che Mosca applica ai suoi satelliti nell’Europa dell’est (e all’Afghanistan). Gli americani hanno metodi più “soft”, raramente usano le proprie forze armate, più spesso appoggiano dittatori locali purché anti-comunisti. (...)
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