Ovvero: Pararsi un po' il cul* in questo pazzo pazzo mondo di carte filigranate, iperfinanza globalizzata e picco delle risorse

sabato 18 aprile 2015

Durdens: Il Collasso del Petrodollaro. Gli esportatori di petrolio stanno scaricando asset in USD a ritmi record





Zero Hedge - The Collapse Of The Petrodollar: Oil Exporters Are Dumping US Assets At A Record Pace
Submitted by Tyler Durden on 04/15/2015

A novembre scorso avevamo fatto al cronaca della (quieta) morte del Petrodollaro, il sistema che ha sorretto l’egemonia del dollaro USA per decadi assicurando che i paesi produttori di petrolio riciclassero i dollari che guadagnavano in ulteriori asset denominati in dollari, creando una conveniente (se sei tu a stampare i dollari) profezia auto-avverante che di fatto ha sottoscritto lo status di valuta di riserva globale nell’era post Seconda Guerra Mondiale.

Ecco cosa scrivevamo l’anno scorso:
Due anni fa, dapprima bisbigliando e poi sempre più ad alta voce, il mondo finanziario ha iniziato a discutere di qualcosa che non sarà mai discusso in una company ben educata: la fine del sistema che secondo molti ha facilitato e sorretto lo status di valuta di riserva globale del dollaro, il Petrodollaro. E’ questo il mondo in cui i paesi esportatori di petrolio reciclano i dollari che ricevano in cambio del loro petrolio comprando altri asset denominati in dollari, così facendo aumentando la forza finanziaria della valuta di riserva, portando a prezzi degli asset ancora più alti e ulteriori acquisti denominati in dollari, e così via, in un vittorioso circolo (vittorioso per chi detiene gli asset denominati in dollari e stampa la valuta degli Stati Uniti) …

Pochi avrebbero creduto che il Petrodollaro sarebbe morto così silenziosamente e soprattutto non per colpa, per dire, di Cina o Russia, ma paradossalmente per lo più per effetto di nessuna altro che la Fed stessa, con la sua politica del dollaro forte .. e in parte anche per effetto dell’Arabia Saudita che inondando il mondo di petrolio - inizialmente per schiacciare Putin – potrebbe aver finito col spararsi da sola in un piede e colpire il suo più vicino partner commerciale nel Petrodollaro, gli Stati Uniti stessi.

Come riporta Reuters, per la prima volta in circa due decadi, quest’anno (2014) i paesi esportatori di petrolio stanno togliendo i loro “Petrodollari” dal mercato invece che immetterne di nuovi:

Non molto tempo dopo (e lo diciamo nel senso che 3 mesi non sono poi sto gran tempo se si parla di come tutti arrivano a capire quello che alcuni blog borderline dicono che è probabilmente importante notare), Bank of America se n’è accorta anche lei, nella forma di interviste a una mezza dozzina di economisti in-house che può essere riassunta così:
“… la fine della catena di reciclo dei Petrodollari pare che impatterà su tutto, dalle geopolitiche russe alla liquidità nei mercati globali dei capitali, alla domanda di debito USA come “porto sicuro”, alle tensioni sociali nei paesi in via di sviluppo e sino alla exit strategy della Fed.”
Ecco le parole di Goldman Sachs, con un po’ di colore sulla prevista magnitudine delle cangiati dinamiche del petrodollaro:
Stimiamo che il nuovo (più basso) equilibrio del prezzo del petrolio ridurrà l’offerta di petrodollari di sino a 24 miliardi di dollari al mese nei prossimi anni, pari a circa 860 mld l’anno per i prossimi 3 anni.

L’impatto finale, però, dipenderà da una certa quantità di “tamponi” chiave nelle partite correnti (import di beni, flusso netto di import di servizi e capitali).
Con questo sfondo vi riportiamo quanto segue da Bloomberg, che evidenzia il fatto che i produttori di petrolio stanno ora liquidando i loro asset in petrodollari ad un ritmo frenetico, visto le nuove realtà dei prezzi del petrolio di questi giorni:
Durante i giorni inebrianti del boom delle commodities, le nazioni ricche di petrolio hanno accumulato miliardi di dollari che hanno investito in debito USA e altre securities. Occasionalmente hanno comprato anche asset-trofeo tipo dei grattacieli di Manhattan, ville di lusso a Londra o per esempio il Paris San Germaine Football Club.

Ora che i prezzi del petrolio sono crollati, dimezzati sino a 50 dollari al barile, l’Arabia Saudita e altre nazioni ricche di commodities stanno rapidamente riducendo queste loro riserve di “Petrodollari”.

Alcune nazioni, tipo l’Angola, stanno bruciando i loro risparmi a ritmi record, così facendo venire a mancare la loro fonte di liquidità nei mercati globali.

Se i prezzi del petrolio e di altri asset resteranno così depressi, il trend (Moretti, non strippare: la tendenza. Er), taglierà la domanda di qualsiasi cosa, da quella di debiti europei a quella di real estate (immobiliare), con le nazioni produttrici in cerca di tappare le proprio falle di bilancio interne.

Questa è la prima volta in 20 anni che le nazioni aderenti all’OPEC trarranno liquidità del mercato invece che immetterne di nuova aumentando di propri investimenti.” Ha detto David Spegel, head of emerging markets sovereign credit research della BNP Paribas SA a London…

Una concomitante caduta delle riserve di valuta straniera., rivelata dai dati che arrivano dalle banche centrali e dall’IMF (FMI) sta colpendo le nazioni, da un produttori di petrolio come l’Oman a paesi ricchi di rame come il Cile sino a produttori di cotone come il Burkina Faso (e paesi produttori di argento come Messico e Perù? Er).

Le riserve (di valuta “pregiata”. Er) stanno crollando più velocemente che durante l’ultimo crollo dei prezzi delle commodities nel 2008 e 2009.

Questo drawdown (prelievo di credito. Un Er didattico) ribalta un flusso di denaro nelle casse dei paesi ricchi di commodities che è durato per una decade ed ha aumentato la quantità di fondi disponibili per gli investimenti e per spingere in su i prezzi degli asset (finanziari, debito, ecc. Er). Gli acquisti di bond hanno (in quegli anni. Er) aiutato a tenere bassi i tassi di interesse.

I produttori di petrolio hanno reciclato una grossa parte dei loro petrodollari – una parola coniata per definire le entrate in dollari dovute alla vendita di petrolio – comprando debito sovrano degli Stati Uniti e di altri paesi. Ora che le loro entrate diminuiscono, i paesi del Medio Oriente probabilmente venderanno i loro “asset europei a basso tasso di rendita”, ha detto George Saravelos, stratega alla Deutsche Bank AG, in una nota ai clienti.

I dati disponibili mostrano che i risparmi in valuta straniera delle nazioni ricche di commodities stanno scendendo un po’ ovunque. In Cile, il primo esportatore mondiale di rame, i foreign savings sono crollati di 1,9 mld di dollari solo a febbrajo (2015), il calo più sensibile da 3 anni a questa parte.

Analisti e funzionari anticipano che i paesi ricchi di commodities continueranno a vendere i loro asset stranieri per tutto il resto dell’anno (2015).

Arezki, dell’IMF, ha detto che se non tagliano le loro spese, le nazioni ricche di risorse “non avranno altra scelta che attingere ai loro asset finanziari, se ne avranno rimasti”, visto che i prezzi attuali del petrolio (45-55 USD/barrel, un Er in prospettiva storica di accesso a questo post) sono bel al di sotto dei break-even fiscali della maggior parte delle nazioni esportatrici di oro nero.

L’IMF stima che molte nazioni produttrici di petrolio potrebbero avere dei budget bilanciati solo con un prezzo del petrolio a 75 USD/barile o più.
E quindi pare proprio che il prosciugarsi della liquidità sia in atto, la sola domanda è quanto saranno impattanti le conseguenze di ciò e se la “largesse” delle banche centrali dei DM (Developed Markets, dei paesi sviluppati. Er) potrà effettivamente superare le implicazioni di un flusso di petrodollari a rubinetto completamente chiuso per la rima volta in 2 decadi. Questo rappresenta un crollo monumentale rispetto ai più di 500 mld di petrodollari che solo 7 anni fa inondavano ogni anno il mercato.

Ecco un take (una versione) interessante da parte di CitiBank :
Sino a che i prezzi del petrolio persisteranno a restare a questi livelli è più che probabile che questi investitori smetteranno di produrre flussi di denaro (verso i mercati finanziari. Er). Se così fosse, la caduta del prezzo del petrolio potrebbe produrre effetti addirittura superiori all’espansione di bilancio (QE. Er) da parte della BoJ (Banca Centrale del Giappone) e della ECB (BCE).

I negazionisti diranno che le due cose non si possono paragonare: i QE sono creazione di denaro mentre i petrodollari sono un gioco a somma zero. In altre parole, mentre i petrodollari vengono accumulati ad un ritmo più lento per via del crollo del prezzo del petrolio, altri attori economici stanno ricevendo una corrispondente manna dal cielo.

Anche se ciò e vero, quello che conta è che fine faranno i risparmi avuti dal crollo del prezzo del petrolio in relazione agli investimenti fatti dai fondi sovrani e dai manager di riserve di FX.

A questo riguardo sospettiamo che gli investitori che hanno (avevano, Er) i petrodollari facciano investimenti del tipo a tasso fisso, mentre i risparmi attenuti dal basso prezzo del petrolio tendono a far salire le entrate di compagnie orientate al consumo e i margini di quelle compagnie che hanno significativi costi di trasporto. Quindi difficilmente i petrodollari che stanno venendo a mancare ritroveranno la via dei fixed income markets.

Quindi ci pare molto reale che il calo (o stop, Er) dei flussi di petrodollari equivarrà ad un corrispondente calo della domanda di Securities a interesse fisso e questo renderà la fine del QE dela Fed ancora più palpabile.
* * *
Come dicevamo a febbraio (2015):

“In pochi hanno capito le implicazioni di quello che il crollo del prezzo del petrolio porta in un mondo in cui quella che è la commodity più finanzia rizzata gioca un ruolo massiccio sia nell’economia mondiale che nel mercato dei capitali, per non parlare della geopolitica, con implicazioni molto, molto più grandi e impattanti dell’amatoriale “hei, si, la benza è più a buon mercato!”.

Alla fine la vera domanda potrebbe essere questa: Che succederà - socialmente e politicamente - nei paesi emergenti quando, dopo anni di prezzi depressi, le casse saranno finalmente svuotate?

Qui vi riproponiamo la schematizzazione di questi flussi:


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