Ovvero: Pararsi un po' il cul* in questo pazzo pazzo mondo di carte filigranate, iperfinanza globalizzata e picco delle risorse

martedì 10 marzo 2015

ZH: Allied Nevada Gold Files For Bankruptcy Protection

L'articolo dei Tylers sul fallimento della Allied Nevada Gold

Zero Hedge - Allied Nevada Gold Files For Bankruptcy Protection
Submitted by Tyler Durden on 03/10/2015

Proprio come nel caso del petrolio, il problema con l’oro (e con tutte le altre commodities) è che, per le quotazioni a cui è, è sotto i costi di produzione di diverse compagnie minerarie.

E coi miners che perdono soldi per ogni nuova oncia che tirano fuori dalla roccia c’è solo una data quantità di denaro che possono bruciare prima di non avere altra scelta che dichiarare bancarotta. Ed è precisamente questo che è appena successo alla Allied Nevada Gold, operatore della Hycroft Mine nello stato dei giocatori d’azzardo, che si è segnata oggi come in bancarotta nello stato del Delaware.

La compagnia ha dato la colpa delle sue deteriorate condizioni finanziarie alla caduta dei prezzi dell’argento e dell’oro negli ultimi2 anni, alla sua struttura patrimoniale troppo in leva, ai ritardi nell’attuazione del suo progetto di espansione ed alla sua esposizione eccessivo ai currency swap.

Si, stiamo parlando proprio della stessa Allied Nevada che quando l’oro era ai massimi era quotata ben 45$ ad azione ed un market Cap di 4 miliardi e mezzi di dollari nel momento in cui l’oro superava i 1900 $/oz .. poche ore prima la Banca Centrale Svizzera ponesse un range alla fluttuazione della sua moneta, un peg con l’euro a 1,20. (I Tylers mettono in relazione il massimo dell’oro di 3-4 anni fa con questo? Er).


Al momento sta (stava, Er) a meno di 1$ per azione e visto che ora la compagnia è in bancarotta questa quotazione è pressochè senza valore visto che i creditori si rifanno sulle azioni. (ah, funziona così? I creditori si prendono le azioni che gli investitori avevano? Er).

La compagnia, incorporated nel Delaware nel 2006, possiede più di 50 proprietà in Nevada, frutto di una fusione, e interessi in quelli che qualcuno ha chiamato “most prolific gold-producing trends” dello stato.


Come riporta Bloomberg, la Allied Nevada ha fatto sapere di avere raggiunto un accordo con un gruppo di possessori di bond (bondholders) su una linea di credito (credit facility) “debtor-in-possession” da 78 milioni di dollari che le permetterà di continuare ad operare mentre i suoi debiti vengono ristrutturati (che buffa definizione, “ristrutturati” .. hehe, “Sei fallito?”, “no, sto ristrutturando!” .. Er).
The miner has struggled with operational setbacks at Hycroft, most recently when a chalky substance slowed production and forced Allied Nevada to lower its annual gold and silver sales forecasts.

The Reno, Nevada-based company has also contended with plunging gold prices. The metal dropped 28% in 2013, the first annual decline in 13 years, and declined 1.4% last year.

With just $1.3 million of cash at the end of November, the company sold stock for $1 with warrants in December to raise $21.5 million. Debt crept up to $567.9 million by Nov. 30, including $48.0 million in cash borrowings under a loan. Completing a mill that it needs to recover more metals would cost almost $1.4 billion, according to a December regulatory filing.
In un mondo normale, un mondo in cui la domanda e l’offerta fossero riflesse nel prezzo - una bancarotta come questa mette in naftalina le operazioni della Allied Nevada a tempo indeterminato se non per sempre – il calo dell’offerta dovrebbe risultare in un aumento dei prezzi.

Però, in un mondo in cui la domanda e l’offerta del metallo fisico reale sono irrilevanti (e la domanda più importante viene decisamente sottovalutata – direi che parlano della Cina e Koos Jansen viene in mente. Er), la sola cosa che conta è quanto oro di carta viene creato/distrutto attraverso i vari GLD e ETF simili e/o quanti contratti futures il trading desk della BIS di Basilea venderà (non comprerà) ogni dato giorno.

Ad ogni modo, anche se non crediamo che questo fallimento avrà un impatti di alcun tipo sul prezzo dell’oro, questo fatto ci porta un giorno più vicini all’arrivo del picco dell’oro .. dopo di che i produttori non avranno tante scelte: ridurranno il loro output.


Un’ultima cosa: prima o poi, proprio come per il petrolio e qualsiasi altra commodity, l’offerta fisica andrà ad incontrare la domanda fisica, bypassando la grande scatola nera di questo trading sull’oro fatto di carta/sintetici/derivati. E più miners finiscono a pancia all’aria, più velocemente si avvicina quel momento.

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