Ovvero: Pararsi un po' il cul* in questo pazzo pazzo mondo di carte filigranate, iperfinanza globalizzata e picco delle risorse

martedì 31 marzo 2015

Rickards: Il dollaro morirà in silenzio, non col botto


Dal Jim Rickards autore di diversi libri fra cui Currency Wars (Guerre Valutarie):
Jim Richards - Il dollaro morirà in silenzio, non col botto
Tradotto da Francesco Simoncelli su Freedonia il 23 marzo 2015

La stessa forza che ha reso il dollaro la valuta di riserva mondiale, lo detronizzerà.


Il 22 luglio 1944 segnò la conclusione ufficiale della Conferenza di Bretton Woods nel New Hampshire. C'erano 730 delegati provenienti da 44 nazioni presso il Mount Washington Hotel per elaborare un nuovo sistema monetario internazionale.

I delegati erano ben consapevoli che i fallimenti del sistema monetario internazionale dopo la prima guerra mondiale, avevano contribuito allo scoppio della seconda guerra mondiale. Erano determinati a creare un sistema più stabile che avrebbe permesso di evitare guerre valutarie, guerre commerciali e altre disfunzioni che avrebbero potuto portare ad una guerra.

Fu a Bretton Woods che il dollaro venne ufficialmente designato valuta di riserva mondiale — una posizione che detiene ancora oggi. Con il sistema di Bretton Woods, tutte le principali valute vennero ancorate al dollaro ad un tasso di cambio fisso. Il dollaro venne ancorato all'oro al prezzo di $35 l'oncia. Le altre valute avevano un valore fisso rispetto all'oro grazie al loro peg col dollaro.

Le altre valute avrebbero potuto svalutarsi rispetto al dollaro, e quindi rispetto all'oro, se avessero ricevuto l'autorizzazione da parte del Fondo Monetario Internazionale (FMI). Tuttavia il dollaro non poteva essere svalutato, almeno in teoria. Era la chiave di volta dell'intero sistema — destinato ad essere ancorato stabilmente all'oro.

Dal 1950-1970 il sistema di Bretton Woods funzionò abbastanza bene. I partner commerciali degli Stati Uniti che guadagnavano dollari, potevano redimerli in oro a tasso fisso presso il Tesoro degli Stati Uniti.

Nel 1950 gli Stati Uniti avevano circa 20,000 tonnellate d'oro. Nel 1970 tale ammontare si ridusse a circa 9,000 tonnellate (cioè, si era ridotto, la cosa non avvenne tutta, ovviamente, nel solo 1970. Er). Le 11,000 tonnellate mancanti finirono nelle mani dei partner commerciali degli Stati Uniti, soprattutto in quelle di Germania, Francia e Italia, che guadagnavano dollari e li cambiavano in oro (soprattutto la mitica Francia di DeGaulle. Er)

la ragione per cui gli USA furono scelti come base del sistema di Bretton Woods fu che erano pieni d'oro .... e chi si sta riempiendo d'oro ora?

Altre letture interessanti della giornata:
Zero Hedge - Almost $3 Trillion Of European Debt Has Negative Rates As German Yields Collapse Further
..e cioè sono ormai 3.000 miliardi di dollari equivalenti il debito di area euro con tassi negativi (in praticza paghi per dargli dei soldi) e i tassi del debito tedesco sono ormai negativi sino a circa 7,5 anni:
.. tutta da ridere. Tutta-da-ridere. Sto cazzo di QE in pratica va a comprare soprattutto debito tedesco! Che figli di P*****a! ... mi gira per la testa che i tedeschi abbiano accettato il QE per questo .. ma soprattutto in vista dell'uscita della Grecia dall'eurozona e degli scossoni che arriverebbeo a paesi più nevralgici come Italia e Spagna. Vedremo.
Il Fatto - Petrolio, i prezzi bassi hanno sgonfiato la bolla del greggio non convenzionale
di Fabio Scacciavillani | 31 marzo 2015


L’estrazione dalle rocce non è più conveniente e gli investimenti negli Stati Uniti hanno iniziato a crollare: in estate la produzione potrebbe diminuire di 500mila barili al giorno. Proprio quello che speravano i grandi Paesi produttori, a partire dall'Arabia saudita

Nel braccio di ferro tra il cartello di Paesi produttori Opec e gli Stati Uniti sulle quote mondiali del mercato petrolifero le compagnie a stelle e strisce iniziano a mostrare la corda. Passata la sbornia di retorica sulle meravigliose prospettive economiche aperte dal petrolio da scisti (shale ... passata la sbornia della retorica sul miracolo ... vallo a dire al Sole24Ore della confindustria! Er), le sagome della realtà cominciano ad affiorare in una luce crudele. Lo sfruttamento dei giacimenti doveva rappresentare l’avvento di una nuova era di abbondanza energetica, secondo i media e l’amministrazione Obama. Invece è il canto del cigno dell’estrazione di idrocarburi in America, un’attività con una storia gloriosa alle spalle, dipanatasi tra drammi e successi per 200 anni. Ma ormai i costi di produzione di un barile di petrolio negli Usa in dieci anni o poco più sono triplicati nonostante il progresso tecnologico. La frattura idraulica delle rocce (fracking) e la trivellazione orizzontale sono l’ultimo disperato sforzo di raschiare il fondo dei depositi continentali nordamericani da cui si ottengono qualità mediocri a costi insostenibili. Si tratta di operazioni dispendiose il cui bilancio energetico (l’energia ottenuta al netto dell’energia impiegata nell’estrazione e trasporto) è a malapena positivo.
Alleluja! E' la prima volta che leggo qualcosa di degno sullo shale e sul crollo recente dei prezzi del petrolio su un giornale mainstream.

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