Ovvero: Pararsi un po' il cul* in questo pazzo pazzo mondo di carte filigranate, iperfinanza globalizzata e picco delle risorse

giovedì 2 ottobre 2014

Perchè la Cina sta accumulando oro? Ce lo spiega un inatteso Alan Greenspan

Zero Hedge – Why Is China Hoarding Gold? Alan Greenspan Explains
Submitted by Tyler Durden on 09/30/2014

Vi ricordate quando invece di pontificare e spiegare le conseguenze di tre decadi di devastanti, rovinose ed irresponsabili politiche della FED e ansioso invece di condividere idee su come “riparare” cose ormai non aggiustabili, Alan Greenspan era il principale colpevole di tutto ciò che ora è sbagliato e fallito nel sistema finanziario mondiale? Oh, e fra l’altro non era neanche un economista “austriaco”?

Bei tempi

Beh, oggi vi presentiamo l’“altro” Greenspan, quello che è benedetto dall’ignoranza di essere il principale colpevole della distruzione di un capitalismo e che ora vive alla giornata, si tempo preso in prestito dalle tipografie di questa e quella banche centrale.

Ironia vuole che l’argomento di questo articolo scritto per la rivista del Council of Foreign Relation’s Foreign Affairs non sia altro che la kryptonite di ogni banchiere centrale, compreso l’autore del pezzo sino a solo una decina di anni fa: l’oro.

Nella fattispecie si indaga quello che noi di Zero Hedge abbiamo coperto considerevolmente negli ultimi 3 anni e cioè come tutto l’occidente vende oro (di carta) mentre la Cina non arriva a saziarsi di oro (fisico, reale).

Quindi buona lettura a tutti quelli che sono curiosi di sentire che dice il tristemente famoso banchiere centrale a proposito delle ambizioni cinesi legate all’accumulo di oro.

* * *

Foreign Affairs – Golden Rule. Why Beijing Is Buying
By Alan Greenspan – September 29, 2014

Oro Puro 24k Drago Cina
Una venditrice posa dietro ad un dragone d’oro puro 24k, 6 Dicembre, 2011. (Bobby Yip / Courtesy Reuters)

Se la Cina convertisse una parte relativamente modesta dei suoi 4 TRILIONI di dollari (4.000 miliardi di dollari USA) di riserve di valuta straniera in oro, la valuta del loro paese potrebbe raggiungere una forza inaspettata nel sistema finanziario internazionale di oggi.

Sarebbe uno scherzo per la Cina usare una parte delle sue riserve per comprare abbastanza bullion da scalzare gli Stati Uniti dalla sua posizione come più grosso possessore di oro monetario al mondo (a primavera 2014 gli holdings U.S. ammontavano a 328 miliardi di dollari). E i contro, nel caso si sbagliassero, sarebbero modesti, in termini di interessi persi e costi di immagazzinamento.

Per il resto del mondo i prezzi dell’oro probabilmente salirebbero, ma solo durante il periodo di accumulazione. Tornerebbero giù non appena la Cina avesse raggiunto i suoi scopi e le quantità prefissate da accumulare (? Mah! Er).

Il discorso di base dietro tutto ciò – un ritorno al gold standard – non è all’orizzonte da nessuna parte. ha oggi pochi supporters in un mondo dominato dalle valute fiat e dai tassi di cambio fluttuanti.

Eppure l’oro ha proprietà speciali che altre valute non hanno, tranne forse l’argento. Per più di 2 millenni l’oro è stato accettato come forme di pagamento in praticamente tutto il mondo. Non ha mai richiesto garanzie di parti terze oltre a venditore ed acquirente. Non si fanno domande dell’oro o delle ricevute dirette di oro depositato vengono offerte come pagamento o in garanzia. E’ stata, per esempio, la sola forma di pagamento che chi esportava in Germania accettava quando la seconda guerra mondiale era sul finire.

Oggi l’accettazione delle valute fiat – valuta senza nessun tipo di retrostante e senza nessun valore intrinseco – si basa sulla garanzia di credito di nazioni sovrane dotate del potere di tassare, una garanzia che in caso di crisi non ha sempre retto il passo con l’accettazione dell’oro.

Se il dollaro o ogni altra valuta fiat fosse universalmente accettata in ogni caso e sempre le banche centrali non avrebbero nessuna ragione di possedere e conservare oro. il fatto che invece ne posseggono indica che le valute non sono un sostituto universale. Dei 30 paesi avanzati che lasciano rapporti all’IMF (Fondo Monetario Internazionale) solo 4 non hanno oro fra le varie valute straniere di riserva.

Certo, a prezzi di mercato, l’oro delle banche centrali delle economie sviluppate valeva 762 miliardi di dollari al 31 dicembre 2013, contando per una media del 10,3% delle loro riserve di valuta straniera (e l’IMF aveva altri 117 miliardi di dollari d’oro). Se, secondo le parole dell’economista inglese John Maynard Keynes, l’oro fosse un “barbarous relic”, un residuo barbarico, le banche del mondo non avrebbero così tanto di un asset che non da tassi di interesse e, se si considerano i costi si conservazione, è anzi un tasso di interesse negativo.
Ci sono stati diversi casi in cui i politici hanno contemplato la possibilità di vendere il bullion d’oro. Nel 1976, per esempio, partecipai, come presidente del Council of Economic Advisers, ad una conversazione in cui l’allora Segretario del Tesoro degli U.S. William Simon e l’allora Federal Reserve Board Chair, Arthur Burns, insieme all’allora Presidente degli Stati Uniti Gerard Ford, discussero la raccomandazione fatta da Simon di vendere le 275 milioni di once d’oro degli Stati Uniti e investire gli incassi in qualche asset che desse degli interessi. Anche se Simon, seguendo la visione del periodo dell’economista Milton Friedman, suggeriva che l’oro ormai non serviva più per scopi monetari, Burnes diceva invece che l’oro era l’ultimo supporto del dollaro. I due non riuscirono a trovare un accordo e alla fine Ford scelse di non fare nulla. E da allora i possessi U.S. di oro sono cambiati di poco, ammontando ora a 261 milioni di once.

Mi confrontai ancora con l’argomento come Presidente della FED negli anni ’90, dopo il declino del prezzo dell’oro sino a meno di 300 dollari l’oncia. Uno dei periodici incontri dei governanti dei G10 fu dedicato al desiderio da parte di alcuni membri dell’Unione Europea di ridurre i loro possessi di oro. Ma erano consapevoli che se si fossero messi a vendere il loro oro tutti assieme ne avrebbero spinto il crollo del prezzo ancora più in basso. Decisero allora tutti assieme un accordo di collocamento su quanto e quando venderne. Washington si astenne. L’accordo è stato poi rinnovato nel 2014. In uno statement che ne accompagnava l’annuncio la European Central Bank (BCE) si limitava s dire che “L’oro rimane un elemento importante delle riserve monetarie globali”.

Beijing (Pechino) nel frattempo non ha, chiaramente, nessun tipo di avversione ideologica al possedere oro. Dal 1980 e sino alla fine del 2002 le autorità cinesi hanno posseduto 13 milioni di once d’oro. Hanno poi spinto sull’acquisto a dicembre 2002 sino a raggiungere quota 19 milioni di once e ancora ad aprile 2009 raggiungendo quota 24 milioni di once. Alla fine del 2013 la Cina era (ufficialmente! Er) la quinta potenza mondiale come riserve auree, dietro solo agli Stati Uniti (261 mln oz), alla Germania (109 mln oz), all’Italia (79 mln oz) e alla Francia (78 mln oz). L’IMF aveva poi 90 milioni di once d’oro.

Per quanto oro possa accumulare la Cina, però, la questione più importante resta irrisolta: se dei liberi mercati dei capitali possono coesistere con uno stato autoritario (mercati liberi come quelli occidentali? hahaha.. eh. sorry. Er). La Cina ha fatto grossi progressi dai tempi delle prime iniziative di Deng Xiaoping. Sta raggiungendo l’impensabile obiettivo di essere testa a testa con gli USA sul PIL totale, anche se solo in termini di parità di potere d’acquisto. Ma andando avanti i grossi passi degli ultimi anni diventeranno sempre più difficili da sostenere.
Su questa questione pare improbabile che, nei prossimi immediati anni, la Cina abbia successo nel superare gli USA tecnologicamente, più per ragioni politiche che per ragioni economiche (mi viene da pensare a chi dice che le rivolte di piazza ad HK degli ultimi gg sono alimentate, e sobillate dall’occidente. Er). Una cultura che è altamente conformista lascia poco spazio al pensiero non ortodosso (perché da noi invece… Er).
Per definizione l’innovazione richiede di uscire dai confini di ciò che è pensiero convenzionale e una cosa del genere è sempre difficile in una società che inibisce la libertà di parola e di azione.

Ad oggi Beijing è stata capace di mantenere una società politicamente stabile per lo più perché le restrizioni politiche di uno stato a partito unico (mentre invece negli USA, o anche da noi, dove puoi scegliere fra due partiti sostanzialmente identici.. Er) hanno permesso la crescita economica e il benessere materiale. Ma nei prossimi anni non pare probabile che questo continuerà ad essere il caso visto che i tassi di crescita della Cina stanno già visibilmente rallentando e il suo vantaggio competitivo si sta restringendo.

2 commenti:

  1. è d'obbligo il confronto con: Gold and Economic Freedom, Alan Greenspan (1966) nella versione originale http://www.321gold.com/fed/greenspan/1966.html
    e nella traduzione in italiano
    http://www.usemlab.com/index.php?option=com_content&view=article&id=288:gold-and-economic-freedom-alan-greenspan-1966-&catid=53:traduzioni&Itemid=159

    saluti T.S.

    RispondiElimina
  2. Bah.... i preziosi con la ripresa usa sempre più forte sono destinati a nuovi pesanti minimi.
    un anno ho scritto parecchi post al riguardo su questo blog, ignorati da quasi tutti.

    Ora che avete il vostro il bel silver a prezzo di carico a 25$ siete contenti ?
    In area 13$ si puo' comprare qualcosa

    RispondiElimina