Ovvero: Pararsi un po' il cul* in questo pazzo pazzo mondo di carte filigranate, iperfinanza globalizzata e picco delle risorse

lunedì 6 ottobre 2014

Asimov: La fine dell'Eternità

La storia della possibilità - e soprattutto dell'impossibilità - dei viaggi interstellari mi è rimasta fissata in testa sin da quando lessi da ragazzino un capolavoro di Isaak Asimov, "La fine dell'Eternità", che consiglio vivamente anche a tutti gli amici "austriaci", credo che gli piacerà certamente. Da Wiki (non leggere tutta la pagina di Wiki se non vuoi rovinarti il gusto della lettura del libro!):
Il tema centrale dell'opera riguarda la libertà umana.

Benché gli Eterni, infatti, modificando la Storia eliminino le brutture del mondo (guerre, carestie, devastazioni, rivoluzioni), essi in definitiva tolgono all'uomo il libero arbitrio ergendosi a dèi immortali ("eterni", appunto) che decidono che cosa sia giusto e che cosa sbagliato.

Il lavoro degli Eterni cancella quotidianamente dalla Storia milioni di vite umane considerate 'sacrificabili' per ottenere la salvezza di miliardi. Un concetto che è alla base anche di alcune storie sui robot positronici, dove Asimov porta però a riflettere sul fatto che il valore dell'umanità non sia quantificabile e che quindi a volte "le esigenze dei molti contano più di quelle dei pochi o di uno". (...)

C'è poi una riflessione sociologica che si sviluppa da queste premesse. Harlan, nei suoi studi, scopre una singolarità nella Storia: dopo decine di secoli, migliaia e migliaia di anni, l'umanità modificata dagli Eterni non è mai riuscita a raggiungere le stelle ed ha cessato di evolversi. Nel 30000° secolo l'uomo è ancora inestricabilmente legato alla Terra, incapace di spargersi nell'universo ed è sostanzialmente identico al suo omologo del 20°. È l'amaro frutto della sterilità scientifica e culturale prodotta dagli Eterni che, per risparmiare all'umanità brutture e devastazioni, hanno tuttavia privato l'Uomo della sua spinta progressista e in definitiva della sua voglia di porsi in discussione.
e spero che gli amici "austriaci" più intelligenti arrivino a capire che, semplicemente, avanzo critiche in un'ottica falsificazionista popperiana. Sempre da Wiki:
Sir Karl Raimund Popper (Vienna, 28 luglio 1902 – Londra, 17 settembre 1994) è stato un filosofo ed epistemologo austriaco naturalizzato britannico.

Popper è anche considerato un filosofo politico di statura considerevole, difensore della democrazia e del liberalismo e avversario di ogni forma di totalitarismo.

Egli è noto per il rifiuto e la critica dell'induzione, la proposta della falsificabilità come criterio di demarcazione tra scienza e non scienza, la difesa della "società aperta".
« Dobbiamo distinguere chiaramente tra verità e certezza. Aspiriamo alla verità, e spesso possiamo raggiungerla, anche se accade raramente, o mai, che possiamo essere del tutto certi di averla raggiunta [...] La certezza non è un obiettivo degno di essere perseguito dalla scienza. La verità lo è. »

Karl R. Popper, Congetture e confutazioni, prefazione italiana, 1985

« Evitare errori è un ideale meschino. Se non osiamo affrontare problemi che sono così difficili da rendere l'errore quasi inevitabile, non vi sarà allora sviluppo della conoscenza. In effetti, è dalle nostre più teorie più ardite, incluse quelle che sono erronee, che noi impariamo di più. Nessuno può evitare di fare errori; la cosa grande è imparare da essi. »

(K. R. Popper, Conoscenza oggettiva, da La teoria del pensiero oggettivo, Armando 1975)

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