Ovvero: Pararsi un po' il cul* in questo pazzo pazzo mondo di carte filigranate, iperfinanza globalizzata e picco delle risorse

martedì 9 settembre 2014

L'ex Economista Capo di Obama parla di porre fine allo status di valuta di riserva mondiale del Dollaro USA

ma senti senti qua che si legge ..

Zero Hedge - Obama's Former Chief Economist Calls For An End To US Dollar Reserve Status
Submitted by Tyler Durden on 09/08/2014
Authored by Jared Bernstein, originally posted Op-Ed at The NY Times

Ci sono pochi assiomi nell'economia mondiale ma per decadi uno è stato quello del ruolo del dollaro degli Stati Uniti come valuta di riserva mondiale. E' una pietra angolare della politica economica americana. Dopo tutto chi non vorrebbe che la propria moneta fosse una di quelle che tutte le banche e i governi stranieri vogliono avere come riserva?

Ma nuove ricerche rivelano che quello che una volta era un privilegio è ora diventato un fardello che mina la crescita dell'occupazione, pompa i deficit di budget e commerciali e gonfia bolle finanziarie. Per rimettere in carreggiata l'economia americana il governo ha bisogno di lasciare cadere il suo impegno nel mantenere lo status di valuta di riserva del dollaro.

Le ragioni di ciò sono meglio articolate da Kenneth Austin, un economista del Treasury Department, nell'ultimo numero di The Journal of Post Keynesian Economics (va da se che è la sua opinione e non quella del Dipartimento del Tesoro). Immaginando che non tutti voi avrete questa pubblicazione sul vostro tavolo permettetemi di riassumervi il suo discorso.

E' largamente risaputo che vari paesi - compresa Cina, Singapore e Korea del Sud - sopprimono il valore delle loro valute rispetto al dollaro per rafforzare i loro export verso gli Stati Uniti e ridurre i propri import da loro. Comprano montagne di dollari - il che aumenta il valore dei dollari rispetto alle loro valute - e così facendo rendono più a buon mercato i loro export verso di noi e più costoso per loro importare da noi.

Nel 2013 il deficit comerciale americano è stato di circa 475 miliardi di dollari, di cui 318 miliardi con la sola Cina.

Anche se Mr. Austin non lo dice esplicitamente il suo lavoro mostra che, lontani dall'essere una vittima, gli Stati Uniti partecipano agli sforzi di mantenere il dollaro come principale valuta di riserva mondiale.

Quando un paese vuole spingere i suoi export rendendoli più a buon mercato usando i suddetti meccanismi la sua banca centrale accumula valuta di paesi che stampano denaro con lo status di valuta di riserva. Per supportare questo processo quesi paesi sopprimono i loro consumi e spingono il risparmio dei loro cittadini. Visto che i bilanci globali devono bilanciarsi quando gli "accumulatori di valuta" risparmiano e consumano meno di quello che producono altri paesi - gli "stampatori di valuta" - devono risparmiare di meno e consumare più di quello che producono (e cioè lasciare correre i loro deficit commerciali).

Questo significa che non sono gli americani da soli a decidere il loro tasso di risparmio e di consumo. Pensate ad una economia aperta e globale come ad avere un immenso ammontare di redditi che devono essere tutti o consumati o risparmiati o investiti. Questo significa che ogni paese deve adattarsi agli altri. Se i paesi a surplus commerciale sopprimono i loro consumi interni e usano i loro risparmi per accumulare dollari i paesi a deficit commerciali devono assorbire quei risparmi in eccesso per finanziare i loro consumi in eccesso o i loro investimenti.

Notate che sino a quando il dollaro manterrà lo status di valuta di riserva il trade deficit americano può peggiorare anche quando non siamo direttamente inlicati ino scambio commerciale. Supponete che la Corea del Sud abbia un surplus col Brasile. Imagazzinando i suoi surplus commerciali in Treasury bond americani la Corea del Sud fa salire il valore relativo del dollaro rispetto alle altre valute, e il nostro deficit comerciale cresce anche se la transazione originale non ha avuto niente a che fare con gli Stati Uniti.

La questione qui è ben più grossa di una pubblicazione di una accedemico. L'analisi del Sig. Austin nasce dai lavori dell' economista Michael Pettis e, in particolare, dell'ex presidente della Federal Reserve Ben S. (Shalom) Bernanke.

Un risultato di questa danza, come visto durante tutta la tiepida ripresa dopo la Grande Recessione, è una domanda insufficiente domanda interna nel mercato del lavoro americano. Il Sig. Austin discute convincentemente che la metrica corretta per valutare il costo in posti di lavoro è il valore in dollari delle vendite di riserva ad acquirenti stranieri. Secondo le sue stime questo è ammontato a 6 milioni di posti di lavoro nel 2008 e questi tenderebbeo ad essere quei posti di lavoro manufatturieri ad alto stipendio che sono più vulnerabili ai cambiamenti negli export.

Detronare il "Re Dollaro" sarebbe più facile di quello che la gente crede. L'America potrebbe, per esempio, imporre regole che prevengano altri paesi dall'accumulare troppo del nostro denaro. Difatti gli altri fanno questo esattamente per evitare di esportare posti di lavoro. L'esempio più recente è l'intervento giapponese per abbassare il valore dello Yen quando le banche centrali di Asia e America Latina hanno preso a comprare debito giapponese.

Ovviamente se meno gente domandasse dollari i tassi di interesse - e cioè quanto l'America dovrebbe pagare la gente per tenersi il suo debito - dovrebbero salire, soprattutto se più forti manifatture nazionali chiedessero più investimenti. Ma non esiste una relazione empirica chiara di una realzione negativa fra tassi di interesse e deficit commerciali ed alla lunga, come osserva il Sig. Pettis, "Paesi con commerci bilanciati o surpus commerciali tendono ad apprezzare tassi di interesse più bassi rispetto a paesi che hanno dei grossi deficit commerciali e che sono handicappati da una crescita più lenta e debito più alto."

Altri si preoccupano che prezzi dell' import più alti farebbero salire l'inflazione. Ma considerate i risultati quando noi "paghiamo" per tenere la crescita dei prezzi così bassa attraverso degli export artificialmente a buon mercato e grossi deficit commerciali: manifatture indebolite, stagnazione dei salari (persino con inflazione bassa) e deficit e bolle per controbilanciare gli sbilanci commerciali.

Ma mentre dei commerci bilanciati potrebbero alzare i prezzi non c'è ragione per cui dovrebbero persistentemente aumentare il tasso d'inflazione. Potremmo stabilizzarci su una norma del 2 o 3% contro gli attuali 1 o 2%. Ma sarebbe un prezzo che varrebbe la pena di pagare in cambio di più lavori e a più alto salario, riprese più stabili e un rivitalizzato settore manufatturiero.

Il privilegio di avere la valuta di riserva mondiale è una cosa che l'America non si può più permettere.

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Uomo di paglia? De-Dollarization goes Domestic...

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Jared Bernsteinè entrato a far parte del Center on Budget and Policy Priorities a maggio 2011 come Senior Fellow. Dal 2009 al 2011, Bernstein è stato il Capo Economista e Consigliere Economico del Vice Presidente Joe Biden, direttore esecutivo della Task Force sulla Classe Media della Casa Bianca ed un membro del team economico del Presidente Obama.

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