Ovvero: Pararsi un po' il cul* in questo pazzo pazzo mondo di carte filigranate, iperfinanza globalizzata e picco delle risorse

martedì 8 luglio 2014

Perchè c'è poco da sperare nella fine della manipolazione dei metalli preziosi

Per chi sperava in un cambiamento, in una fine della manipolazione del prezzo dei metalli preziosi, un articolo che taglia le gambe .. come i tedeschi ai brasiliani in questo momento a Belo Horizonte (5 a Zero alla fine del primo tempo della semifinale mondiale)

Zero Hedge - The Stunner From Today's Round Table Debate To "Fix" The London Gold Fix
Submitted by Tyler Durden on 07/07/2014

Come sanno coloro che seguono la saga della manipolazione decennale – e presto ex, almeno nella sua attuale incarnazione – del fixing londinese del prezzo dell’oro, oggi era la data in cui il World Gold Council teneva la sua tavola rotonda intitolata "Modernising the London Gold Fix: IOSCO and beyond", "Modernizzare il fixing del prezzo dell’oro di Londra: IOSCO ed oltre".

Nello specifico, come spiegava il WGC:
“il World Gold Council terrà una dibattito a tavola rotonda sul tema della riforma del London Gold Fix e della modernizzazione del mercato londinese dell’oro. Molti aspetti del processo di determinazione attuale del banchmark del prezzo sono visti con favore dai partecipanti al mercato anche se altri aspetti dovranno essere riformati se dovesse passare la conformità ai canoni IOSCO (Organizzazione Internazionale delle Commissioni di Controllo sui Valori Mobiliari)

Il World Gold Council vuole raccogliere i punti di vista sia degli utenti che dei fornitori per raggiungere le caratteristiche ottimali del nuovo sistema riformato. Dibatteremo anche se le conformità IOSCO sono sufficienti o se l’industria dovrebbe cercare di modernizzare anche di più il meccanismo di determinazione del benchmark del prezzo.”
Fra i vari temi che sono stati discussi ci sono i seguenti:
Cosa vogliono vedere gli utenti nel nuovo benchmark riformato?

Questa sessione sarà centrata sul domandare agli user, agli utenti del London Gold Fix che tipo di riforme vorrebbero vedere. Quali aspetti del Gold Fix sono desiderabili e quali aspetti dovrebbero essere cambiati? Quali sono le caratteristiche ottimali che dovrebbe avere il nuovo sistema riformato?

Le opzioni offerte dal mercato per il raggiungimento della conformità dei canoni IOSCO

Questa sessione discuterà le opzioni per un meccanismo di decisione del prezzo riformato od alternativo. Discuterà sui meccanismi di decisione del prezzo alternativi esistenti e dei pro e dei contro di ognuno di essi. Si domanderà i fornitori di servizi di condividere le loro visioni su ogni nuovo benchmark e sulle piattaforme di supporto considerando gli sviluppi nell’industria dell’argento.

Oltre i canoni IOSCO: il mercato dell’oro dovrebbe modernizzarsi anche oltre il processo di determinazione del banckmark del prezzo?

Questa sessione sarà centrata su se i partecipanti al mercato dell’oro dovrebbero andare oltre e più a fondo nei loro sforzi riformatori. Più in generale discuterà alcune delle carenze percepite nell’infrastruttura del mercato dell’oro. Quali altre riforme sono necessarie per modernizzare il mercato londinese dell’oro e che impatto potrebbero avere sull’industria?
E così via. Bloomberg è stato così gentile da fornirci un post-mortem di ciò che è successo. Riassunto: il World Gold Council ha ditto in uno statement per email che la discussione al meeting di oggi ha incluso la riforma come anche la sostituzione integrale del London Gold Fix,
  • Erano presenti al meeting di oggi a Londra 34 delegati, rappresentanti di banche centrali, delle bullion bank, degli exchange e dei raffinatori (e le compagnie minerarie no?! Er)
  • Si è mostrata preferenza per un solo benchmark del prezzo.
  • Altri punti: è importante che ci sia il prezzo di Londra, è imperativo che ci sia continuità sul meccanismo di decisione del prezzo, c’è bisogno di una soluzione consolidata a livello locale e per il fisico.
  • “Siamo all’inizio di un processo che porterà ad un benchmark per l’oro modernizzato e riformato che attrarrà un numero maggiore di partecipanti al mercato” ha detto Natalie Dempster, managing director del gruppo per l’unità banche centrali ed ordine pubblico.
  • “C’è stato un grosso supporto dei principi chiave del World Gold Council sulle riforme”
Tutto ciò significa che I partecipanti al mercato truccato dell’oro, specialmente i banchieri centrali, sono inflessibili sul fatto che la manipolazione continui, in qualche forma, preferibilmente decisa ancora una volta da una manciata di partecipanti (che a differenza di Barclays possibilmente non si facciano beccare con le dita nella marmellata) o come nella frase citata "local London price important "imperative" for price discovery continuity." Considerando che non c’è nessun meccanismo di scoperta del prezzo per definizione in un mercato truccato, quello che capiamo è che ci deve essere visibilità zero per le forze di domanda ed offerta (colpo di tosse - la BIS di Basilea - colpo di tosse) che realmente decidono il prezzo dell’oro.

Infatti, se non altro, come abbiamo già avuto modo di dire – con un po’ di cinismo – la sola cosa certa in tutta questa storia di riforma del “gold fix” è che ne uscirà uno standard se possibile ancora più soggetto alle manipolazioni.

Niente di tutto ciò dovrebbe stupire. E la ragione per cui non ci dovrebbe essere niente di cui stupirsi è per esempio quello che lascia colpiti nell’incontro di oggi. In particolare ci riferiamo alla persona che ha fatto da chairman alla sessione di oggi del World Gold Council sulla trasparenza e riforma del gold-fixing londinese.

Vi presentiamo John Nugee, il presidente del World Gold Council alias un uomo che ha passato la gran parte della sua carriera alla Bank of England dove la sua ultima posizione è stata quella di Capo Manager delle riserve dalla Banca Centrale.


Dalla sua biografia ufficiale sul sito della Chatham House:
John Nugée è un commentatore indipendente su questioni finanziarie, economiche e politiche con un notevole background nel settore ufficiale.

La maggior parte della sua carriera è stata spesa alla Bank of England dove ha ricoperto per ultimo il ruolo di capo manager delle riserve della banca centrale.

Ha lavorato anche all’Autorità Monetaria di Hong Kong, dov’è stato direttore esecutivo del management delle riserve, e come direttore per il Regno Unito della European Investment Bank e del European Investment Fund.

Dal 2000 al 2013 ha lavorato anche alla State Street Global Advisors (SSgA), la divisione di asset management division della State Street Corporation, alla fine come senior managing director.

Ha fondato e diretto il Gruppo Istituzioni Officiali dall’ SSgA, responsabile della supervisione delle interazioni della corporation coi suoi clienti del settore ufficiale.

Associato alla Chatham House, Nugée è anche senior advisor del Official Monetary and Financial Institutions Forum e del World Gold Council.
Aspetta … ma quand’è che ha lavorato come Capo Manager alla reserve della BoE? Secondo il suo profilo pubblico su LinkdIn ha lavorato alla Bank of England per quasi un quarto di secolo, dal 1977 al 2000 ed è stato Manager delle Riserve per gli ultimi quattro.

E cos’è successo in quei quattro anni? Mah, niente di che, solo la tristemente famosa vendita di metà delle riserve auree del Regno Unito, 400 tonnellate, al prezzo più ridicolmente basso di sempre. E perché l’ha fatto? Ricordiamo che come raccontava la storia il Telegraph tempo fa:
Sembrò come se il Tesoro cercasse di ottenere il prezzo più basso possibile con la sua vendita dell’oro pubblico. Forse perché era in effetti quello che voleva. Uno dei trading plays più popolari a fine anni ’90 era il carry trade, in particolare il carry trade sull’oro.

In questa pratica una banca prendeva in prestito l’oro da un’altra istituzione finanziaria per un certo periodo e pagava una cifra prestabilita relativa al valore complessivo dell’oro per questo privilegio.

Una volta passato il controllo sull’oro fisico la banca lo vendeva immediatamente per il suo prezzo pieno di mercato.

Con gli incassi della vendita dell’oro si investiva in altri prodotti che si immaginava avrebbero dato ritorni maggiori durante il lasso di tempo del prestito iniziale dell’oro che all’epoca sembrava destinato a restare stabile e basso se non addirittura a calare ancora.

Alla fine del periodo di tempo del prestito la banca avrebbe rivenduto il suo investimento più redditizio e con gli incassi avrebbe ricomprato l’ammontare di oro che aveva preso in prestito inizialmente. Quest’oro sarebbe stato finalmente restituito al prestatore e la banca che se l’era fatto prestare avrebbe incassato la differenza fra i due prezzi.

Questo piano funzionava benissimo fintanto che l’oro continuava a calare mentre altri asset continuavano a salire, nel caso della banca al cuore del caso, delle Securities in Yen. Se i prezzi si muovevano invece nell’altro verso – oro su e altri asset giù – ovviamente la banca che aveva preso in prestito l’oro era nei guai.

E’ proprio questo che successe all’inizio del 1999. Una banca globale USA di particolare rilevanza pare che fosse pesantemente short su due tonnellate d’oro, abbastanza da chiamare in causa la solvibilità della stessa in caso di redenzione dell’oro.

Goldman Sachs – che a quanto pare non era significativamente short sull’oro – pare che si rivolse al Tesoro inglese per spiegare la situazione per bocca del suo Capo Settore Commodities Gavyn Davies, più tardi presidente della tv inglese BBC e sposato con tal Sue Nye che dirigeva l’ufficio privato dell’allora cancelliere inglese Gordon Brown.

Messo di fronte ad un possibile collasso globale del sistema bancario il Chancellor inglese decise di salvare le banche scaricando nel mercato l’oro degli inglesi forzando il prezzo verso il basso e permettendo così alle banche sovraesposte di ricomprare oro a prezzi bassi e con profitto e quindi potendo restituire i prestiti auriferi che si erano fatti fare.

Ho parlato con Peter Hambro l’anno scorso, chairman di Petroplavosk e figura leader del mercato dell’oro di Londra, e gli ho chiesto un parere sulle voci che vi ho appena raccontato.

“Credo che Mr Brown si sia trovato in una situazione terribile,” ha detto, “stava fronteggiando un problema che era di proporzioni globali e in cui una quantità di istituzioni finanziarie avevano assunto volontariamente delle posizioni short sull’oro a livelli tali da minacciare il sistema finanziario stesso ed era ovvio che bisognava fare qualcosa.”

Anche se la manipolazione dei mercati che avvenne allora con la vendita delle riserve auree inglesi non fu illegale come lo è stato la recente manipolazione svelata di Barcalys, l’atmosfera morale è più o meno la stessa.
In altre parole l’uomo che assistette e fece da consulente a Gordon Brown allora (un uomo così senza indizi e ozioso sui fatti della finanza da non sapere allora che cosa fosse un carry trade e men che meno uno in oro), l’uomo che era Chief Manager per le riserve della Bank of England (tutte le riserve valutarie) quando il Regno Unito cominciò a scaricare sul mercato il suo oro col solo scopo di salvare anche allora grosse banche private che si erano spinte decisamente troppo in la coi loro gold shorting trades, questo uomo - John Nugee – è lo stesso ora incaricato di rendere efficiente, fair, trasparente e non truccato il London Gold Fix.

Da non credere.

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