Ovvero: Pararsi un po' il cul* in questo pazzo pazzo mondo di carte filigranate, iperfinanza globalizzata e picco delle risorse

giovedì 10 luglio 2014

JPMorgan "indica" agli stati del sud Europa come ritoccare le proprie costituzioni


Da che pulpito. La colossale banca americana (famosa fra l'altro anche per il suo ruolo nel mercato dei metalli preziosi oltre che essere stata "ispiratrice", nella figura del suo fondatore John Pierpont Morgan, della nascita della Fed 100 anni fa) che "consiglia" agli stati del sud Europa di cambiare le proprie costituzioni troppo sinistridi e antifasciste ... la news è di un anno fa ma direi che la dice lunga su come funziona il mondo e chi comanda davvero. A me pare che gli stati ormai facciano solo da esattori e lacchè per i veri poteri.


EU Observer - JP Morgan to eurozone periphery: “Get rid of your pinko, anti-fascist constitutions”
7 giugno 2013

traduzione in italiano:

Z-Net Italy - JP Morgan alla periferia dell’eurozona: “Liberatevi di quelle costituzioni antifasciste sinistroidi!”
di Leigh Phillips – 7 giugno 2013

Vi proponiamo un articolo del giugno 2013 assai utile per comprendere l'accanimento renziano contro la nostra Costituzione. Nel frattempo l'ex-ministro Grilli è diventato senior advisor di JP Morgan giusto per confermarci quali siano i rapporti tra classi dirigenti nazionali e capitale finanziario globale.

A volte davvero mi meraviglia quanto asettico, persino blando, possa essere il linguaggio dei documenti più sventuratamente perfidi.

La settimana scorsa la squadra delle ricerche economiche europee della JP Morgan, il gigante finanziario globale, ha diffuso un documento di 16 pagine sullo stato delle cose per quanto riguarda gli aggiustamenti dell’area euro.

(...) L’assenza di copertura mediatica è un po’ una vergogna, visto che si tratta del primo documento pubblico in cui mi sono imbattuto nel quale gli attori dicono senza peli sulla lingua che il problema non è semplicemente una questione di rigore fiscale e di promozione della competitività, ma che c’è anche un eccesso di democrazia che va ridimensionato in alcuni paesi europei.
“Nei primi tempi della crisi si pensava che questi problemi nazionali ereditati fossero in larga misura economici: un eccesso di leva dei debiti sovrani, bancari e delle famiglie, disallineamenti dei cambi reali interni e rigidità strutturali. Ma col tempo è divenuto chiaro che ci sono anche problemi nazionali ereditati di natura politica. Le costituzioni e le soluzioni politiche nella periferia meridionale, poste in essere dopo la caduta del fascismo, hanno una quantità di caratteristiche che appaiono inadatte a un’ulteriore integrazione nella regione. Quando i politici e decisori tedeschi parlano di un processo di aggiustamento decennale hanno probabilmente in mente la necessità di riforme sia economiche sia politiche”. [Grassetto aggiunto].
Sì, avete letto bene. E’ in asciutto bancherese ma gli autori hanno fondamentalmente affermato che le leggi e le costituzioni dell’Europa meridionale sono un po’ troppo di sinistra, risultato dell’essere state scritte da antifascisti. Questi “problemi politici profondamente radicati nella periferia”, scrivono gli autori David Mackie, Malcom Barr e soci, “a nostro parere hanno necessità di un cambiamento se l’Unione Monetaria Europea deve funzionare correttamente nel lungo termine”.

Pensate che forse sto un tantino esagerando? Gli autori entrano in maggiori dettagli in una sezione che descrive questo “percorso di riforma politica nazionale”:
“I sistemi politici della periferia furono creati dopo una dittatura e furono definiti da quell’esperienza. Le costituzioni tendono a mostrare una forte influenza socialista che riflette la forza politica acquisita dai partiti di sinistra dopo la sconfitta del fascismo”.
Tutto questo è comunque un mucchio di pasticcio storicamente adulterato. L’Italia, per esempio, non è mai passata per un processo simile alla denazificazione tedesca e in Spagna il re democratizzatore, Juan Carlos, svolse un ruolo fondamentale nella transizione. Solo in Grecia e in Portogallo ci furono insurrezioni socialiste popolari che determinarono la caduta dei regimi o vi contribuirono: la Rivolta del Politecnico di Atene ebbe un ruolo chiave nel Metapolitefsi, o “cambiamento di politica” (anche se molto, molto di più che la repressione della protesta studentesca ebbe una parte, tra cui un fallito colpo di stato e l’invasione turca di Cipro), e in Portogallo una vera e propria ribellione di sinistra, la Revolução dos Cravos, o Rivoluzione dei Garofani, abbatté il regime dell’Estado Novo. Anche se è vero, nel caso degli ultimi tre paesi, che la loro tardiva costruzione di stati sociali negli anni ’70 e ’80 fu largamente attuata da forze socialdemocratiche, gli architetti dello stato post-bellico italiano furono i democristiani, che dominarono il governo per 50 anni.

continua su Z-Net Italy

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