Ovvero: Pararsi un po' il cul* in questo pazzo pazzo mondo di carte filigranate, iperfinanza globalizzata e picco delle risorse

sabato 12 luglio 2014

Fondo Monetario fatti da parte: la Banca dei BRICS vuole riscrivere le regole dello sviluppo

Foreign Policy - Move Over, IMF: BRICS Bank Aims to Rewrite the Rules of Development
By Ana Swanson, Shrey Verma - July 11, 2014 - Traduzione di Er

Il 15 luglio l’azione a Fortaleza passerà dal calcio all’alto tavolo della politica. La città di mare del Brasile che ha ospitato tante partite della World Cup della Fifa quest’anno ospiterà a breve anche il Summit 2014 dei BRICS. I leader di Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa si incontreranno per dar vita ad una lungamente attesa Banca dello Sviluppo che faccia da contraltare all’influenza preponderante di IMF e World Bank ( Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale).

Chiamata "New Development Bank" (Nuova Banca dello Sviluppo), la banca dei BRICS nasce con l’intenzione e la speranza di incoraggiare una maggiore cooperazione finanziaria e di sviluppo fra i vari mercati emergenti.
I piani devono ancora essere finalizzati ma alcuni report anticipano che ogni paese dei BRICS dovrebbe contribuire con 10 miliardi di dollari (di dollari? o equivalenti? Er) di capitale iniziale e che avrà un valore massimo di 100 mld di dollari. La Banca stabilirà anche un fondo di riserva da 100 mld usd, con la Cina che contribuirebbe con 41 mld, la Russia, Brasile e India con 18 miliardi ciascuna e il Sud Africa con 5 miliardi.

Il termine BRICS è stato coniato nel 2001, essenzialmente come termine di marketing da parte di Goldman Sachs, e il gruppo è stato sempre molto deriso per la sua mancanza di coesione e di decisioni politiche ed economiche di rilievo. Ma la nascita di una nuova Banca dello Sviluppo – una sfida storica ad un sistema internazionale dominato dall’occidente – mostra che le cinque economie emergenti stanno prendendo sul serio la loro partnership. Il passo che si accingono a fare appare ancora più significativo visto sullo scenario di fondo del mancato endorsement da parte degli Stati Uniti ad ogni progetto di riforma dell’IMF (FMI).

I BRICS – un gruppo che rappresenta più del 40% di tutta la popolazione mondiale, circa un quarto di tutte le produzioni mondiali e praticamente tutta l’attuale crescita planetaria – pare che abbiano tutta la voglia di scombussolare le vecchie regole stabilite dagli occidentali.

Putting Wealth to Work

Lo scopo dietro la creazione della New Development Bank dei BRICS è duplice.

Per prima cosa la Banca beneficerà i mercati emergenti mettendo il capitale in eccesso a lavorare finanziando grossi progetti infrastrutturali. I paesi BRICS hanno insieme riserve in valuta straniera per qualcosa come 4,4 trilioni, 4.400 miliardi di dollari che gli permetteranno di iniettare nuovo vigore nel finanziamento di progetti infrastrutturali di lungo periodo nel mondo in via di sviluppo. I mercati emergenti hanno da parte loro una domanda colossale e mai soddisfatta di investimenti in infrastrutture: parlando al Summit BRICS del 2013 il presidente sudafricano Jacob Zuma disse che i loro paesi da soli avrebbero un bisogno collettivo di 4,5 trilioni di dollari in investimenti in infrastrutture da finanziare nel giro di 5 anni.

I progetti di finanziamento da parte della BRICS bank non prenderanno quindi in considerazione solo progetti a basso costo ma anche meno condizioni rispetto ad accordi di finanziamento con World Bank e IMF. Queste due istituzioni si sono storicamente focalizzate più che altro nell’allievare la povertà e in progetti per energie pulite piuttosto che in grossi progetti infrastrutturali e i loro prestiti sono sempre arrivati solo sotto stringenti condizioni per i debitori e a patto che i pesi stessi “si aprissero” finanziariamente al mondo (occidentale. Er) e che migliorassero il rispetto dei diritti umani (spesso quindi pochi soldi e a condizioni tali da sottomettere in realtà in una sorta di neocolonialismo i paesi che accettavano questi “prestiti allo sviluppo”, il tutto condito con bella retorica sui diritti umani a favore delle telecamere e degli elettori occidentali. Er). I paesi asiatici che si sono impuntati contro questo tipo di prestiti da parte dei IMF e WB troveranno probabilmente molto interessanti i nuovi prestiti della BRICS bank.

In secondo luogo la nuova entità funzionerà come una riserva valutaria per aiutare i paesi emergenti in tempo di crisi e shock esterno, specialmente contro le eccessive fluttuazioni del cambio delle valute per colpa di cambiamenti nelle politiche monetarie delle economie avanzate.

Dall’inizio della crisi finanziaria gli Stati Uniti si sono imbarcati in un massiccio programma di acquisto di debito del paese (bonds) noto come quantitative easing (QE) nel tentativo di rinvigorire le proprie economie. Ma spingendo i tassi di interesse U.S. ai minimi storici questo flusso di denaro facile ha causato anche flussi verso i mercati emergenti che offrivano agli investitori tassi di interesse migliori. Gli investimenti diretti stranieri verso i BRICS hanno raggiunto i 263 mld di dollari l’anno scorso, il 20% circa di tutti gli investimenti diretti all’estero globali, in crescita del 6% rispetto al 2000, secondo la United Nations Conference on Trade and Development.

Ma ora che la U.S. Federal Reserve (Fed) ha iniziato a diminuire la quantità di denaro stampato, il cosidetto “tapering” del suo (terzo) programma di QE. Il flusso di denaro verso i mercati emergenti ha preso a invertire direzione, creando preoccupazione che un esodo di investimenti in portafoglio possa destabilizzare i mercati emergenti. Questa paura è particolarmente acuta in India che ha accumulato dei current account deficits (deficit delle partite correnti) negli ultimi anni ed ha subito una crisi valutaria l’anno scorso (ma non solo lei, vedi per esempio anche la valuta Indonesiana. Er) .

Il banchiere centrale indiano Raghuram Rajan è stato in prima linea nell’avvertire degli effetti negativi, degli “straripamenti” nei paesi emergenti dovuti ai regimi monetari accomodanti nell’Occidente. La Fed ha giustamente risposto che il suo mandato è di preoccuparsi dell’economia USA e non dell’impatto globale delle sue politiche monetarie domestiche (traduzione: e chissenefrega di voi? Er).

Una riserva di valute per i mercati emergenti è il modo migliore per allievare i colpi delle politiche monetarie dei paesi sviluppati. Anche se la riserva valutaria non sarà abbastanza imponente da tenere a freno i tassi di cambio nel lungo periodo, potrebbe aiutare ad attenuare l’impatto di breve periodo della fuoriuscita di capitali e la volatilità dei tassi di cambio. La Cina, per esempio, ha circa 1,27 trilioni di dollari in U.S. Treasurys (debito USA) a basso tassi di rendimento. In tempo di crisi potrebbe offrire parte di queste riserve come “liquidità di breve termine in dollari” a paesi vulnerabili attraverso il sistema di riserva multilaterale offerto dalla nuova BRICS Bank

India's Modi Moment

Le connessioni finanziarie e commerciali fra le economie emergenti sono state storicamente deboli. Anche se queste relazioni sono cambiate parecchio nell’ultima decade le interazioni economiche fra i vari mercati emergenti sono ancora solo una frazione di quelle fra emergenti e Occidente. Il commercio bilaterale fra India e Cina, per esempio, è cresciuto da meno di 3 miliardi di dollari nel 2000 a 65 mld nel 2013 ma il numero è ancora minuscolo rispetto ai 579 mld di dollari scambio bilaterale fra States e Cina nel 2013.

Ma la BRICS Bank aprirebbe la strada a nuovi e virtuosi cicli di commercio e flussi finanziari fra le economie emergenti. E l’India è posizionata strategicamente per giocare un ruolo nel success della Banca.

Per quasi una decade i paesi come l’India hanno beneficiato dei flussi di liquidità globali. I bassi tassi di interesse durante la presidenza del Comitato dei Governatori della Fed da parte di Alan Greenspan e l’easing monetario da parte della Fed dopo la crisi finanziaria globale del 2008 hanno iniettato un enorme quantità di denaro nel sistema monetario internazionale. Tutto ciò ha aiutato a finanziare un boom di investimenti nei mercati emergenti come l’India che però sta velocemente evolvendo verso il bust, verso il riflusso di questi capitali ora che gli USA stanno stringendo sulla nuova liquidità stampata. Nel frattempo il rallentamento in Cina continua a pesare su economie basate sulle commodities come quella brasiliana e sudafricana.

Ma considerate questo: Narendra Modi, il primo ministro indiano, sta tentando di trasformare l’India in una potenza della manifattura. Se l’India riuscisse a costruire questa sua nuova capacità industriale nel contempo facendo crescere le sue infrastrutture, questo farebbe partire il prossimo boom delle commodities che beneficerebbe sicuramente Brasile, Russia e Sud Africa.

Una transizione di questo tipo in India dovrebbe dipendere probabilmente da “un’ondata di liquidità” che avesse origine non solo negli States e in altri paesi sviluppati ma anche in Cina. (QE cinese?! Wow. Er)

Piena di capitali la Cina sta emergendo già ora come il banchiere del mondo in via di sviluppo. Nel solo 2010 le banche statali cinesi hanno fatto un prestito da3 mld di dollari alla Reliance ADAG, una company indiana di energia e telecomunicazioni e 1,2 mld al gigante dell’acciaio brasiliano Vale.

Lo Yuan Rembinbi è la valuta principale e a crescita più veloce al mondo oggi ed è già la seconda valuta più usata nel trade finance (finanziamento commerciale). Un accesso al Renminbi attraverso la BRICS bank potrebbe dar il via a flussi di capitali anche maggiori e commerci migliorati fra la Cina e il resto dei BRICS, inclusa ovviamente l’India.

Questa possibilità è ovviamente allettante il caso di una entità finanziaria che sia fuori dal controllo degli Stati Uniti e dell’Europa Occidentale. La BRICS Bank ha un’opportunità unica di rafforzare la rete di interdipendenza fra i mercati emergenti. Per di più un frame work multilaterale come la BRICS Bank permetterebbe a chi cerca denaro in prestito di evitare accordi diretti con le banche pubbliche cinesi. Alcuni borrowers, alcuni mutuatari, hanno accusato la Cina di aver ritenuto dei prestiti in momenti strategici per influenzare le situazioni nei paesi beneficiari del prestito.

Brave New World

Nonostante questa rete di complementarietà fra I vari BRICS restano degli ostacoli che potrebbero porre delle sfide di lungo periodo alle operations della nova Banca. Per esempio il raggruppamento dei cosidetti BRICS abbraccia una eccezionale diversità di valori, strutture politiche e interessi geopolitici.

Un piccolo esempio sono le dispute territoriali fra India e Cina. Che architettura politica adotterà la nuova Banca dello Sviluppo per i progetti nelle aree disputate? Nel 2009 India e Cina si sono litigate un prestito da 2,9 mld di dollari da parte della Asian Development Bank (ADB) per lo sviluppo delle infrastrutture in India, compresi 60 mln per un progetto di sviluppo nella zona spartiacque nello stato del nord dell’India dell’Arunachal Pradesh. Alla ADB Stati Uniti e Giappone possono giocare un ruolo di arbitro in dispute di questo tipo. Ma un meccanismo del genere che da potere decisionale alle potenze sviluppate dovrebbe essere assente nella BRICS Bank, in cui però la Cina potrebbe esercitare un certo potere grazie al suo potere economico.

Comunque sia il significato politico della New Development Bank resta forte e non va dimenticato. Il Summit dei BRICS arriva a seguito di significativi cambiamenti geopolitici negli ultimi mesi. L’invasione russa della Crimea (ehm. Er) ha ridato fuoco alle frizioni fra l’Occidente e Mosca, e questo ha spinto verso un certo riallineamento fra Russia e Cina. L’accordo da 400 mld di dollari fra i due paesi è la prima transazione energetica globale di grande rilievo che cerca di bypassare il dollaro USA.

Anche se i BRICS forgiassero legami economici e d’investimento più forti il gruppo potrebbe anche rafforzarsi dal punto di vista della sicurezza. I principali tre azionisti, Russia, Cina e India, già dividono pezzi di difesa e interessi economici in un Afghanistan post 2014 facendo crescere le possibilità di un framework di cooperazione nel paese.

Incoraggiati dalla marea crescente della rapita crescita economica i BRICS hanno spostato il baricentro dell’economia mondiale verso i paesi emergenti negli ultimi anni. Ciò nonostante il sistema monetario internazionale resta intrinsecamente unipolare e dominato dall’Occidente. Se i BRICS avranno successo nei loro prossimi negoziati la New Development Bank potrebbe marcare un passo significativo verso un ordine finanziario multipolare.

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altri articoli sull'argomento:

Bloomberg - BRICS Nations Plan New Bank to Bypass World Bank, IMF
March 26, 2014

Wall Street Journal - BRICS to Open Development Bank by 2016 - Brazil, Russia, India, China and South Africa to Decide on Bank Creation at Summit in Mid-July
July 9, 2014

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