Ovvero: Pararsi un po' il cul* in questo pazzo pazzo mondo di carte filigranate, iperfinanza globalizzata e picco delle risorse

martedì 29 luglio 2014

Black: Pare proprio che Hong Kong sia sulla via di abbandonare il peg del suo Dollaro al Dollaro USA

Ancora un post interessante di Simon Black sulla storia monetaria e sulla De-Dollarizzazione che sta cominciando a delinaersi al ivello mondiale

Sovereign Man - It looks like Hong Kong may soon end its link with the US dollar. It’s about time
by Simon Black on July 28, 2014 - Kharkiv, Ukraine

Nel 1983 il mondo era diverso. Michael Jackson inventava il Moonwalk. Il Ritorno dello Jedi esordiva nei cinema di tutto il mondo. L’IBM metteva in vendita il suo modello di personal computer più avanzato, l’XT, che aveva 10 megabyte standard di hard drive. E dopo quasi una decade di salite e discese e collassi il governo di Hong Kong decideva di peggare, di imporre un cambio fisso della sua valuta, il Dollaro di Hong Kong, con il Dollaro USA ad un tasso di 7,80 HKD per USD.

Era una mossa grossa quella che Hong Kong faceva. Il Dollaro di Hong Kong originariamente aveva come retrostante (a garantirne il valore. Er) l’argento e così fu sino al 1935 quando per via di una mancanza di metallo bianco si decise di creare un peg col Pound Inglese. Nel 1935 aveva senso visto che il Pound Sterling inglese era ancora (anche se a mala pena) la principale valuta di riserva del mondo.

Ma le cose cambiarono. Nel 1972 Hong Kong spezzò il peg col Pound e ne adottò uno col Dollaro USA. Anche questa mossa non durò molto. Dopo solo 2 anni il crescente debito del governo degli Stati Uniti e l’inflazione forzarono Hong Kong ad abbandonare anche questo peg. A quel tempi Hong Kong era conosciuta bene e stabile .. quindi perché stare a preoccuparsi di peggare la propria valuta a qualcun’altra? L’HKD avrebbe oscillato liberamente sui mercati, proprio come ogni altra valuta.

All’inizio andò bene. Ma all’inizio degli anni ’80 il Dollaro di Hong Kong si era indebolito parecchio per via del nervosismo sulla riunificazione dell’isola con la Cina. Alla fine, nel 1983, si decise di ristabilire il peg col Dollaro USA, e a quel tempo, probabilmente, la cosa aveva parecchio senso: nel 1983 il Chairman della Fed, Paul Volker, si era guadagnato in fortissima credibilità internazionale, sia per il Dollaro USA che per la Federal Reserve. E soprattutto, Hong Kong aveva un terribile bisogno di ancorarsi a qualcosa.


Ma 31 anni dopo il mondo è completamente differente. Michael Jackson non è più fra noi, il mondo è passato attraverso 3 prequel di Star Wars un po’ zoppicanti e persino il cellulare più a buon mercato ha più memoria dell’XT dell’IBM. E la credibilità di sia la Fed che l’America è completamente tramontata.

Oggi Hong Kong è una delle economie più ricche del pianeta. Paragonata agli USA praticamente qualsiasi fondamentale di HK è più forte. I suoi saldi fiscali sono più alti, il governo ha un surplus, il suo debito ha le dimensione di quello che per noi è un errore di arrotondamento. E’ una differenza come fra il giorno e la notte. Non c’è più nessuna ragione per cui queste due valute siano legate.

Teoricamente la valuta di Hong Kong dovrebbe essere più forte di quanto l’attuale peg permetta. Il suo potere d’acquisto è artificialmente soppresso. Questo significa che i residenti di Hong Kong pagano di più per prodotti e servizi di quando dovrebbero, compresi i prodotti di base come gli alimentari (che sono importati al 90%).

Ma dopo 3 decadi le cose stanno cominciando a farsi interessanti. Proprio di recente il Dollaro di Hong Kong ha raggiunto il limite superiore del suo range di oscillazione con Dollaro USA, 7,7500 per essere esatti. E la Hong Kong Monetary Authority ha dovuto spendere miliardi per difendere il peg. Le ragioni non sono chiare anche se è pienamente possibile che gli investitori stiano attaccando il peg, un po’ come successe col Pound negli anni ’90. Potremmo essere ai primi stadi di un assalto del genere.

Che sia così o no è comunque ora di cambiare. Questi peg non sono scolpiti nella roccia. Hong Kong li ha cambiati parecchie volte e i fondamentali che hanno portato al Dollaro USA nel 1983 sono completamente cambiati.

Gli USA non sono più la potenza incontrastata che erano. Il dollaro USA li sta tirando giù. Hong Kong è forte abbastanza per stare in piedi da sola.

La linea di fondo è che non c’è più nessun beneficio nel mantenere il cambio fisso, e i costi (inflazione, bolle degli asset) sono troppo alti. Le cose in un modo o nell’altro si sistemeranno da sole. ..

4 commenti:

  1. dal sito dell'ottimo Giuseppe Trucco:

    Un’interessante alternativa ai lingotti d’oro può essere la moneta. Ne esistono moltissime, qui su TF (come all’IT Forum di Rimini di due anni fa) si era già parlato di Panda Cinesi per esempio. Le monete d’oro hanno lo svantaggio di avere un agio superiore ai lingotti (rispetto al valore intrinseco dell’oro), ma hanno anche il grande pregio di essere molto liquide e facilmente commerciabili. Come l’oro in lingotti anche le monete (quelle da investimento senza “valore aggiunto” numismatico) oscillano in base al valore del sottostante, il metallo giallo. Le monete d’oro hanno comunque un valore “nominale” (a parte il Kruegerrand fra le più conosciute). Per esempio la Sterlina Inglese ha un valore di 1 GBP, mentre il Canguro Australiano da 1 oz ha un nominale di 100 AUD. Dunque il nominale rappresenta solo una piccolissima parte del valore intrinseco dell’oro.
    In Svizzera esiste una moneta, coniata nel 1991 per festeggiare i 700 anni della Confederazione. Questa moneta ha un valore nominale di CHF 250.–, è in oro 900/1000 e pesa 8 gr. Dunque 7.2 gr di oro puro. A fronte di un “facciale” di 250 CHF, che io sappia non esiste al mondo (mi correggerete se quello che dico non è vero) una moneta che abbia una proporzione così elevata fra valore oro e valore nominale. E questa moneta ha tutt’ora valore legale. Volendo (anche se non avrebbe senso perché il valore dell’oro è attualmente superiore a CHF 250.–) si potrebbe scambiare la moneta contro 250 CHF di biglietti. La moneta è molto interessante in quanto verso il basso il nominale offre una protezione, mentre verso l’alto il valore dell’oro offre un potenziale di crescita, dunque “sicurezza” abbinata a “potenziale di utile sull’incremento del prezzo dell’oro”.

    Se qualcuno fosse interessato a ricevere ulteriori informazioni ci contatti tranquillamente.

    http://www.truccofinanza.it/investimenti/investire-in-oro-con-protezione-dai-ribassi/

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  2. I media continuano a falsificare http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2014-07-24/oro-sotto-1300-dollari-crollata-un-quinto-domanda-cinese-191829.shtml?uuid=ABMJQ4dB
    il titolo giusto era probabilmente: i cinesi costretti a diminuire di un quinto le importazioni di oro causa rarefazione dell'offerta ( e accesa concorrenza di altre nazioni , vedasi Russia)

    cachafaz

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    1. mah, chissà .. se davvero ci fosse carenza di metallo giallo magari i prezzi potrebbero salire un po' invece di costringere i miners a impiccarsi/salvarsi pre-vendendo il loro oro estratto nei prossimi anni a 1300-1400 USD oz .. dopo un anno record da paura, il 2013, anche i cinesi potranno rallentare un po' negli acquisti .. resta il fatto che fra Cina e India continuano a seccarsi non ricordo, dipende dalle stime, se il 50-60-70% di tutta la produzione mineraria annuale di metallo giallo ;D

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    2. .. comunque gli articoli di Sissa Bell'omo non mi pare che siano particolarmente furovianti e da manipolazione delle menti e dei cuori :D

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